lunedì 26 aprile 2010

Incontenibile felicità

S.Benedetto, ce l‘hai fatta.
Hai lottato, hai sofferto. Hai dovuto patire mille tribolazioni durante una stagione fra le più lunghe e difficili che si ricordino. Ma hai stretto i denti, passando sopra ad infortuni, critiche, difficoltà. E hai vinto. Hai trionfato, volando in alto, in alto, sempre più, fino a toccare una meta voluta con tutte le forze, e straordinariamente meritata.

Un grande successo, quello dell’Affittitalia Samb. Un successo di un campionato costruito nei minimi dettagli sin dall’estate, un successo che arriva dopo una stagione esaltante, e che viene firmato da un’altrettanto esaltante, difficilissima, emozionantissima vittoria sul campo di una delle formazioni più valide del campionato: Firenze.
Curioso percorso, quello della partita di sabato. Ma, se un adeguato epilogo doveva essere scritto per questa splendida stagione, quell’epilogo è proprio quello vissuto in terra toscana.
Un’Affittitalia che entra in campo determinata come non mai. Affronta i primi due set in maniera praticamente perfetta. Ogni pallone è un capolavoro. E Firenze impazzisce sotto i colpi degli attaccanti rossoblù, ubriacata dallo spumeggiante gioco sambenedettese, inibita dall’invalicabile muro ospite, sempre piazzato, sempre aggressivo, impenetrabile. Tutto gira meravigliosamente, ed è così che i primi due parziali terminano con punteggi tanto eloquenti da sconfinare nel silenzio.
E questo silenzio, è il pubblico fiorentino a colmarlo. Con la squadra sotto 2-0, Firenze grida e invoca il proprio nome, partorendo un’atmosfera da pelle d’oca. Una di quelle che non si dimenticano. E la squadra risponde, e si trasforma, la Mail Express invece, spiazzata, cala decisamente, forse neanche scende in campo. E il risultato è del tutto speculare a quello visto fino a pochi istanti prima.
Poi, il capolavoro di quello straordinario scrittore che ha creato la favola di questa partita. Anzi, a ben vedere, la favola di tutta la stagione. Firenze, l’antagonista, un’antagonista forte e volitiva più che mai, sempre più sospinta dalla sua gente, continua a martellare, a difendere tutti i palloni, a provarci sempre e in ogni modo. S.Benedetto è a un sospiro dalla meta. E forse lo sente, reagisce rispetto alla frazione precedente ma ancora non basta, non basta perché dall’altra parte di quella rete che ora più che mai, in momenti del genere, riconosci come una specie d’inseparabile amica d’infanzia, c’è una degna, esemplare avversaria. Sì, è tutto chiaro: è proprio questa l’avversaria che, nel duello finale, dovrà essere sconfitta per afferrare definitivamente il sogno di un anno intero.
E allora inizia una lenta, inesorabile lotta. Firenze sempre avanti, S.Benedetto non cede, non molla. Aggancia. Aggancia sul 22-22. Salgono i battiti dell’intero palazzetto. Anche dei tifosi rimasti nelle Marche, che seguono l’incontro dagli aggiornamenti via internet, o al telefono. La prima occasione per chiudere i set è per i padroni di casa, Di Benedetto la spreca; nuovo cambio palla, ancora Firenze, ancora nulla di fatto; Mannetti sbaglia l’attacco, è il primo match ball: ma Zagaria manda out il servizio; Cotroneo contrattacca per un nuovo sorpasso, Mancini lo ferma. Secondo match point. Marchi serve Meoni al centro, Faraone salta, e sono le sue mani, le uniche possibili, quelle di un sambenedettese, di una bandiera della squadra e della società sin dagli esordi, a mettere la firma su un sogno collettivo, a far esplodere la gioia, il delirio, l’apoteosi. Tifosi e dirigenti sparano in aria coriandoli, e un turbinio di colori, i colori della vittoria, piovono su un’incontenibile, meritatissima, felicità.





domenica 18 aprile 2010

Lo spazio d'un sogno

E anche questa è fatta.
E non era facile, per niente. Non era facile, ma anche stavolta, l'undicesima consecutiva, siamo stati più forti, e siamo andati a prenderci ciò che meritavamo, e meritiamo.
Eccolo lì, il traguardo. Quanto dista? Poco, pochissimo. Lo spazio d'un sogno, direbbe forse Shakespeare.
Ma anche un così breve spazio va percorso - senza scomodare i paradossi di Zenone... direi che in questo caso sono eccessivi. Va percorso senza cadere, va percorso con la fierezza di chi sa che sino a quel momento ha corso più forte degli altri, ma senza voltarsi indietro, senza pensare di essere  già arrivati, senza rallentare, ma anzi se possibile accelerando ancor di più per poterlo finalmente tagliare, questo filo di lana che tanto abbiamo voluto.
La parola fine potrebbe essere scritta da qualche parte, a Firenze, nella città di Dante e di tanta, tanta arte e bellezza splendidamente italica. Andiamola a cercare: meglio, andiamola a scrivere, a scrivere con le nostre mani.

venerdì 16 aprile 2010

Affittitalia - Grosseto: riflessioni della vigilia

Vigilia di una partita che potrebbe essere veramente decisiva.
Peccato, avevo scritto diverse cose martedì, poi non l'ho pubblicate.
E' che questo è un periodo molto controverso, per diversi motivi. Contraddittorio, in un certo senso.  Anche scrivere non è facile, non è facile perché i fili logici sono molti e non sai se è il caso di seguirli tutti. E va a finire che non ne segui nessuno, anche se, detta così, la questione sembra completamente diversa da quella che è. Ma d'altra parte, ormai lo sapete, l'essere è, il non essere non è, lo dice il nostro nuovo acquisto no?
C'è una palese dicotomia d' atteggiamento, e di convinzioni, che circola nell'ambiente, soprattutto all'interno ma forse anche fuori. Una dicotomia inconciliabile, un dualismo manicheo in cui secondo me l'unico punto di raccordo è un certo concetto, pur diversamente estrinsecantesi, di "fatal quiete". Su cui concordo, anche io. Convinto, d'altra parte, che la verità, riguardo alla contrapposizione di cui sopra, stia, per dirla banalmente, nel mezzo.
Sulla partita di sabato scorso pochi commenti, secondo me è stata brutta, né più né meno. Non abbiamo giocato bene (come squadra), e neanche loro. Comunque, contava il risultato, e il risultato è arrivato eccome. Ora, di risultati ne mancano due (se non uno solo): e domani ci vorrà certamente una prestazione ben superiore a quella di una settimana fa per imporsi su una squadra che viene sì da tre sconfitte consecutive, ma che resta comunque assolutamente una delle più valide del campionato.
La sconfitta dell'andata è da riscattare. L'andata, in un palazzetto gelido, inospitale, in cui per passare dagli spalti al campo dovevi (dovevO) prima uscire, fare tutto il giro (come a Prato) e poi rientrare, e quella fu la giornata più fredda dell'anno...
Spero solo nel pubblico, in un pubblico finalmente numeroso e sopratutto rumoroso. Rumoroso nel giusto, rumoroso nel senso di caloroso e pronto a sostenere la squadra dal primo all'ultimo punto con entusiasmo, clamore, col piacere di assistere a un momento che comunque è e rimane storico per la pallavolo sambenedettese.
Se avete delle lattine vuote, riempitele di sassolini e portatele al Palaspeca per usarle come maracas.

venerdì 9 aprile 2010

L'ultimo chilometro


Dopo la sosta pasquale, il campionato rientra vibrante nel vivo.

E’ lo sprint finale, l’ultimo chilometro, è il tratto del percorso forse più duro, quello in cui vedi il traguardo ma devi ancora correre, correre, correre per raggiungerlo prima degli altri, e ora la corsa è più faticosa che mai, e non devi mollare, non devi mollare perché sai quanto hai sudato per arrivare sin lì, e questo traguardo sai quanto lo hai desiderato, sai quanto, più che mai, lo desideri, adesso.



Eccola, la situazione dell’Affittitalia Samb. Che il traguardo lo desidera, eccome: e lo vede. Ma che per raggiungerlo deve ancora sudare, giocare, vincere.
I numeri: cinque le giornate mancanti alla fine della regular season, sette i punti di vantaggio per i rossoblù sulle dirette inseguitrici, Grosseto e Jesi. Che, guarda caso, si sfidano proprio sabato, in Maremma, in uno scontro che potrebbe forse sentenziare definitivamente quale delle due formazioni potrà puntare ancora alla rincorsa al primo posto (l’unico valido per la promozione diretta: seconda e terza si qualificano invece per i playoff).
Vero è che S.Benedetto, più che voltarsi indietro, deve invece guardare la strada che ha davanti a sé. E sabato (fischio d’inizio ore 18) l’ostacolo si chiama Castelferretti. Una squadra in piena lotta per la salvezza, in un ottimo momento di forma - basti ricordare l’ultimo successo ottenuto appena prima della sosta, quello su una delle seconde della classe, Grosseto – e che sicuramente si presenterà al Palaspeca con fortissime motivazioni e in favorevoli condizioni psicologiche. Dal canto suo, l’Affittitalia giunge da nove vittorie consecutive, ha ottenuto nelle ultime due giornate un importantissimo allungo sulle altre contendenti, e, conti alla mano, ha bisogno di tre vittorie piene per ottenere matematicamente l’obiettivo della promozione diretta: ma l’obiettivo, si sa, lo si centra sempre e solo procedendo passo per passo, senza perdersi nei capziosi meandri d’impazienti, inutili calcoli.

Ora più che mai, invitiamo gli appassionati sambenedettesi – e non solo – ad affollare le gradinate del Palaspeca e a riempire l’impianto rivierasco della loro voce, del loro calore. Per poter compiere, insieme alla squadra, quel primo, arduo, fondamentale passo verso un traguardo da tutti sognato.

martedì 6 aprile 2010

Memorie da un' odissea trionfale, parte terza

Eppur si muove, ecco cosa inconsapevolmente ( o no? ) pensiamo (penso) quando finalmente si percepisce l’automezzo sul quale stiamo viaggiando sussultare per poi abbandonare stentatamente la propria posizione di quiete. Tradotto, quasi non ci si crede: ma s’è ripartiti.

Da qui in poi sarò breve, probabilmente il più è fatto. Il viaggio, pur nella sua fretta dovuta all’interruzione di un’ora procede abbastanza tranquillo da quel momento; non tutti sembrano gradire la musica diffusa dalla radio comune, molti dormono o si chiudono come ricci nei loro auricolari. Fino a quando non c’è Inter – Roma con tutte le annesse azioni e reazioni di Baldasseroni.

Si giunge a Prato comunque in ottimo orario, il problema è trovare la palestra, nel frattempo si inganna l’attesa contando tutti gli esercizi di matrice asiatica che si incontrano lungo il tragitto. Finché, quasi non accorgendosene, ecco il Palakeynes ergersi nel manto della notte appena scesa dal suo calesse argenteo e silenzioso. (Grande endecasillabo fra l’altro: ci devo metter su una poesia.. “dal suo calesse argenteo e silenzioso…”)
Atleti da una parte, pubblico dall’altra, e ahimé mi (si dice, opinabilmente, che “a me mi” non si dica: what about “ahimé mi”?) coglie l’amara sorpresa di Grosseto, non si può passare dagli spalti al campo se non uscendo fuori e facendo il celeberrimo “giro di Peppe” (e non sono le navette né i circuiti del professor Giorgini!). Per fortuna che il clima non è quello che trovammo in maremma, allorché la giornata che ci aveva accolto era stata la più fredda dell’anno.
L’impatto con la palestra è comunque sgradevole: il posto a me personalmente non piace affatto. Non so agli altri. Cambio idea quando (con il giro di Peppe) mi ritrovo dall’altra parte della baracca, è proprio vero che le cose van viste sempre da un altro punto di vista, e di nuovo mi torna in mente (adesso: ah, l’importanza di rielaborare le proprie esperienze, le proprie sensazioni!!! Fermarsi a scrivere arricchisce ogni volta ciò che hai vissuto, ti fa scoprire cose che non sai di aver percepito!!!) il professor Keating e il suo salire sul banco.
Sul palcoscenico la vista è tutt’altra, c’è atmosfera, c’è pathos anche visuale. Sì, le cose cambiano radicalmente. Rapido il riscaldamento con Ciancio mentre i ragazzi vanno a rete, sale la tensione di una partita a mio avviso praticamente decisiva, e molto, molto difficile.
L’allegra brigata giunta da S.Benedetto per veder vincere (possibilmente) i propri ragazzi si sistema sulle gradinate toscane, sognando una serata di gloria. Sotto, giocatori, coach, e DS, ad attendere la sfida, e… non so, c’è qualcosa di speciale nell’aria, c’è forse la fiera, prode consapevolezza di essere su una maestosa nave a sfidare le ultime intemperie oceaniche in vista di una terra meravigliosa… e che tutti siamo lì per poterla finalmente toccare, questa terra, e per unire le nostre forze, ognuno con un suo compito, ognuno con il suo valore, per poterci arrivare, insieme. C’è una rara sensazione di unione, unione di tutti, dentro e fuori dal campo.

Non mi soffermerò sulla partita. Posso solo ricordare l’impressione iniziale, di un grosso valico da sormontare, impervio e scosceso (mi piacerebbe conoscere la sensazione di ognuno di voi sul 12-17 a loro favore…); impressione che piano piano si vanifica, come una nebbia che si dirada e… e ti permette di scorgere, ancora lontana, ci mancherebbe, ancora lontana, proprio la terra di cui sopra…
Strepitosi i tifosi di Prato, dal primo all’ultimo secondo, nonostante uno 0-3, a gridare, a cantare, a tambureggiare, a sostenere i propri ragazzi in ogni momento della partita. Fra l’altro in modo estremamente corretto, per quel che ho sentito, nei nostri confronti. Ma non c’è nulla da fare, abbiamo preso il via, e nulla può fermarci, legittimiamo la nostra superiorità, e ci troviamo alla fine ad esultare in un tripudio di consapevolezza, e di speranza. Baldasseroni, dopo aver messo a terra l’ultima palla, esulta dicendo “Toni, rrette”.

Ma mica è finita, c’è spazio ancora per le sorprese e per i folleggi. Ci attende una splendida cena al Don Chisciotte; bel posto, padrone cordiale, che ci chiede subito se abbiamo vinto, perché se abbiam vinto consumiamo di più; e più in allegria, concediamoglielo (fantastica la pizza pomodoro bufala salame e pepe verde); e ci attende una ancor più splendida sorpresa, preannunciata, e poi annunciata, da Bianconi padre.


Il resto della notte è scritto in un boccale di birra.