martedì 6 aprile 2010

Memorie da un' odissea trionfale, parte terza

Eppur si muove, ecco cosa inconsapevolmente ( o no? ) pensiamo (penso) quando finalmente si percepisce l’automezzo sul quale stiamo viaggiando sussultare per poi abbandonare stentatamente la propria posizione di quiete. Tradotto, quasi non ci si crede: ma s’è ripartiti.

Da qui in poi sarò breve, probabilmente il più è fatto. Il viaggio, pur nella sua fretta dovuta all’interruzione di un’ora procede abbastanza tranquillo da quel momento; non tutti sembrano gradire la musica diffusa dalla radio comune, molti dormono o si chiudono come ricci nei loro auricolari. Fino a quando non c’è Inter – Roma con tutte le annesse azioni e reazioni di Baldasseroni.

Si giunge a Prato comunque in ottimo orario, il problema è trovare la palestra, nel frattempo si inganna l’attesa contando tutti gli esercizi di matrice asiatica che si incontrano lungo il tragitto. Finché, quasi non accorgendosene, ecco il Palakeynes ergersi nel manto della notte appena scesa dal suo calesse argenteo e silenzioso. (Grande endecasillabo fra l’altro: ci devo metter su una poesia.. “dal suo calesse argenteo e silenzioso…”)
Atleti da una parte, pubblico dall’altra, e ahimé mi (si dice, opinabilmente, che “a me mi” non si dica: what about “ahimé mi”?) coglie l’amara sorpresa di Grosseto, non si può passare dagli spalti al campo se non uscendo fuori e facendo il celeberrimo “giro di Peppe” (e non sono le navette né i circuiti del professor Giorgini!). Per fortuna che il clima non è quello che trovammo in maremma, allorché la giornata che ci aveva accolto era stata la più fredda dell’anno.
L’impatto con la palestra è comunque sgradevole: il posto a me personalmente non piace affatto. Non so agli altri. Cambio idea quando (con il giro di Peppe) mi ritrovo dall’altra parte della baracca, è proprio vero che le cose van viste sempre da un altro punto di vista, e di nuovo mi torna in mente (adesso: ah, l’importanza di rielaborare le proprie esperienze, le proprie sensazioni!!! Fermarsi a scrivere arricchisce ogni volta ciò che hai vissuto, ti fa scoprire cose che non sai di aver percepito!!!) il professor Keating e il suo salire sul banco.
Sul palcoscenico la vista è tutt’altra, c’è atmosfera, c’è pathos anche visuale. Sì, le cose cambiano radicalmente. Rapido il riscaldamento con Ciancio mentre i ragazzi vanno a rete, sale la tensione di una partita a mio avviso praticamente decisiva, e molto, molto difficile.
L’allegra brigata giunta da S.Benedetto per veder vincere (possibilmente) i propri ragazzi si sistema sulle gradinate toscane, sognando una serata di gloria. Sotto, giocatori, coach, e DS, ad attendere la sfida, e… non so, c’è qualcosa di speciale nell’aria, c’è forse la fiera, prode consapevolezza di essere su una maestosa nave a sfidare le ultime intemperie oceaniche in vista di una terra meravigliosa… e che tutti siamo lì per poterla finalmente toccare, questa terra, e per unire le nostre forze, ognuno con un suo compito, ognuno con il suo valore, per poterci arrivare, insieme. C’è una rara sensazione di unione, unione di tutti, dentro e fuori dal campo.

Non mi soffermerò sulla partita. Posso solo ricordare l’impressione iniziale, di un grosso valico da sormontare, impervio e scosceso (mi piacerebbe conoscere la sensazione di ognuno di voi sul 12-17 a loro favore…); impressione che piano piano si vanifica, come una nebbia che si dirada e… e ti permette di scorgere, ancora lontana, ci mancherebbe, ancora lontana, proprio la terra di cui sopra…
Strepitosi i tifosi di Prato, dal primo all’ultimo secondo, nonostante uno 0-3, a gridare, a cantare, a tambureggiare, a sostenere i propri ragazzi in ogni momento della partita. Fra l’altro in modo estremamente corretto, per quel che ho sentito, nei nostri confronti. Ma non c’è nulla da fare, abbiamo preso il via, e nulla può fermarci, legittimiamo la nostra superiorità, e ci troviamo alla fine ad esultare in un tripudio di consapevolezza, e di speranza. Baldasseroni, dopo aver messo a terra l’ultima palla, esulta dicendo “Toni, rrette”.

Ma mica è finita, c’è spazio ancora per le sorprese e per i folleggi. Ci attende una splendida cena al Don Chisciotte; bel posto, padrone cordiale, che ci chiede subito se abbiamo vinto, perché se abbiam vinto consumiamo di più; e più in allegria, concediamoglielo (fantastica la pizza pomodoro bufala salame e pepe verde); e ci attende una ancor più splendida sorpresa, preannunciata, e poi annunciata, da Bianconi padre.


Il resto della notte è scritto in un boccale di birra.

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