S.Benedetto, ce l‘hai fatta.
Hai lottato, hai sofferto. Hai dovuto patire mille tribolazioni durante una stagione fra le più lunghe e difficili che si ricordino. Ma hai stretto i denti, passando sopra ad infortuni, critiche, difficoltà. E hai vinto. Hai trionfato, volando in alto, in alto, sempre più, fino a toccare una meta voluta con tutte le forze, e straordinariamente meritata.
Un grande successo, quello dell’Affittitalia Samb. Un successo di un campionato costruito nei minimi dettagli sin dall’estate, un successo che arriva dopo una stagione esaltante, e che viene firmato da un’altrettanto esaltante, difficilissima, emozionantissima vittoria sul campo di una delle formazioni più valide del campionato: Firenze.
Curioso percorso, quello della partita di sabato. Ma, se un adeguato epilogo doveva essere scritto per questa splendida stagione, quell’epilogo è proprio quello vissuto in terra toscana.
Un’Affittitalia che entra in campo determinata come non mai. Affronta i primi due set in maniera praticamente perfetta. Ogni pallone è un capolavoro. E Firenze impazzisce sotto i colpi degli attaccanti rossoblù, ubriacata dallo spumeggiante gioco sambenedettese, inibita dall’invalicabile muro ospite, sempre piazzato, sempre aggressivo, impenetrabile. Tutto gira meravigliosamente, ed è così che i primi due parziali terminano con punteggi tanto eloquenti da sconfinare nel silenzio.
E questo silenzio, è il pubblico fiorentino a colmarlo. Con la squadra sotto 2-0, Firenze grida e invoca il proprio nome, partorendo un’atmosfera da pelle d’oca. Una di quelle che non si dimenticano. E la squadra risponde, e si trasforma, la Mail Express invece, spiazzata, cala decisamente, forse neanche scende in campo. E il risultato è del tutto speculare a quello visto fino a pochi istanti prima.
Poi, il capolavoro di quello straordinario scrittore che ha creato la favola di questa partita. Anzi, a ben vedere, la favola di tutta la stagione. Firenze, l’antagonista, un’antagonista forte e volitiva più che mai, sempre più sospinta dalla sua gente, continua a martellare, a difendere tutti i palloni, a provarci sempre e in ogni modo. S.Benedetto è a un sospiro dalla meta. E forse lo sente, reagisce rispetto alla frazione precedente ma ancora non basta, non basta perché dall’altra parte di quella rete che ora più che mai, in momenti del genere, riconosci come una specie d’inseparabile amica d’infanzia, c’è una degna, esemplare avversaria. Sì, è tutto chiaro: è proprio questa l’avversaria che, nel duello finale, dovrà essere sconfitta per afferrare definitivamente il sogno di un anno intero.
E allora inizia una lenta, inesorabile lotta. Firenze sempre avanti, S.Benedetto non cede, non molla. Aggancia. Aggancia sul 22-22. Salgono i battiti dell’intero palazzetto. Anche dei tifosi rimasti nelle Marche, che seguono l’incontro dagli aggiornamenti via internet, o al telefono. La prima occasione per chiudere i set è per i padroni di casa, Di Benedetto la spreca; nuovo cambio palla, ancora Firenze, ancora nulla di fatto; Mannetti sbaglia l’attacco, è il primo match ball: ma Zagaria manda out il servizio; Cotroneo contrattacca per un nuovo sorpasso, Mancini lo ferma. Secondo match point. Marchi serve Meoni al centro, Faraone salta, e sono le sue mani, le uniche possibili, quelle di un sambenedettese, di una bandiera della squadra e della società sin dagli esordi, a mettere la firma su un sogno collettivo, a far esplodere la gioia, il delirio, l’apoteosi. Tifosi e dirigenti sparano in aria coriandoli, e un turbinio di colori, i colori della vittoria, piovono su un’incontenibile, meritatissima, felicità.



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