Mamma mia.
Non so cos'è: ma Pisa ha sempre un sapore particolare.
Non so cos'è: ma Pisa ha sempre un sapore particolare.
Lo so. I punti di distacco sono 11. Non è certamente la nostra concorrente più diretta. Lo so, ha avuto un periodo nero, ha perso partite impensabili, lo so, ha dovuto subire la tegola dell'infortunio di uno dei suoi giocatori chiave.
Però Pisa è Pisa. E ha un fascino, un'aura estremamente superiore a, toh, una Grosseto. E magari ne riparleremo quando verrà Grosseto qui al Palaspeca, e forse sarà una partita completamente decisiva...
Però adesso c'è Pisa. Non Grosseto.
E Pisa è ricordo, Pisa è adrenalina, tensione sportiva. Di quella che ti fa rimanere a parlare fino a notte fonda. A parlare, e a sognare. Perché forse si sogna di più quando la prova è ardua, che non quando le cose sono facili.
Mancio alla primula, piena estate, al nome di Masini. Come dimenticarlo. Il boom delle prime giornate, quando sotto la Torre Pendente non si facevano mai arrivare gli avversari neanche a 10.
E la splendida trasferta toscana. Forse la più bella, per mille motivi. Un po' per l'epopea dei viaggi, per una storia scritta in due intensissime giornate. Fatte di grande agonismo, di voglia di vincere ma anche di tante risate, di momenti piacevoli, come scordare la gita mattutina a Piazza dei Miracoli. "Canalizzare", Ermando, ricordi? E.. beh, la più bella poi per la splendida prestazione in campo. Fuori casa, un pubblico maestoso, caldo, rumoroso. Molto corretto. Lo diceva Bianconi l'altra sera, siamo usciti fra gli applausi dei tifosi avversari, siamo stati superiori, e loro hanno avuto il grande merito di riconoscerlo. Una partita storica, un'atmosfera straordinaria, che ti rimane dentro.
Ecco perché oggi ha qualcosa di speciale.
E ci si fanno mille domande, se riusciremo a ripetere il trionfo dell'andata, cosa succederà, che ambiente ci sarà, Pisa che porta (bellissimo) il pullman gratuito di tifosi. Sapremo rispondere adeguatamente, a livello di sostenitori, a questa dimostrazione di affetto e di attaccamento alla squadra? Io spero di sì, anche se, ahimé, non lo credo. Ma sarebbe una bellissima occasione per sentire l'appoggio del pubblico. Sì, quello propriamente quasi fisico, che attraverso voci, anime, suoni, speranze, ti sorregge quando sei in campo, per un salto in più, una schiacciata, un muro, un recupero impossibile. Quello che ti dà la spinta decisiva, a te, quando sei in campo (lo so: ragiono da giocatore), quello che ti aiuta a scrivere la parola "squadra", e a capire che la squadra non è solo di una somma di atleti o allenatori, ma un'Entità molto più grande e più complessa, ecco, una Entità, che va ben oltre i singoli, la tecnica, la tattica, la matematica; configurandosi come un incalcolabile unione di cuori, di volontà, di sospiri.
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