mercoledì 31 marzo 2010

Memorie da un' odissea trionfale, parte seconda

Ma, proprio all’ultima curva che precede l’uscita dall’infernale tratto montuoso del cuore dell’Umbria, succede qualcosa che ho difficoltà a riprodurre in queste righe.
Ci sono cose di cui si parla tanto da risultare distorte nella nostra percezione originale. Si sa, cioè, tutto ciò che si è detto, come lo si è detto, e questo ammontare verbale sconfina nell’immagine reale del nostro ricordo, celandola parzialmente, sovrapponendosi, mescolandosi ad essa sino a risultarne indistinguibile. Risultato, io non so bene cosa ho visto. Perché ho sentito dire tante, troppe cose.
Io sabato nel pullman ero a destra: per cui non posso aver veduto distintamente tutto; però mi sembra di ricordare sì, la curva, una macchina che l’imbocca dall’altra parte, il nostro veicolo che si allarga e assume una traiettoria innaturale, forse un minimo tonfo, e infine lo stop, nostro, e dell’automobile coinvolta. Dopodiché, un torrente in piena di parole, commenti, insulti, ricostruzioni, sicurezze, accuse.
Sono circa le 16.10, siamo in netto anticipo (ovvio, vista la guida): illuso chi pensa (io) di ripartire subito o quasi. Rimarremo fermi per non meno d’un’ora.
Non andrò nel dettaglio di questa vicenda. Forse con delusione di qualcuno, forse con sollievo. Posso solo sfidarvi a una sorta di collage, in cui ognuno scrive un suo particolare, un ricordo, un dettaglio: alla fine otterremmo un interessante insieme di punti di vista. Ma so che questo non accadrà.

Dopo Parmenide, mi si chiede un riferimento al filosofo Arthur Schopenhauer. Beh, mi viene allora in mente la sua critica all’ottimismo, in particolare al panglossismo di matrice leibniziana secondo cui noi vivremmo nel migliore dei mondi possibili. Ebbene, nel migliore dei mondi possibili, citando approssimativamente Maris (oh, accanto a Schopenhauer eh? Pensa che onore), all’ultima curva, l’unica che il nostro autista, in vari modi rinominato, non taglia, ci sarebbero venuti addosso dei soggetti come quelli da noi incontrati? E ci avrebbero tenuto fermi un’ora in quel modo? Hmm, forse il buon Arthur aveva ragione, questo NON E’ il migliore dei mondi possibili. Certo che Leibniz potrebbe obiettare, in fondo la sosta ci ha permesso di arrivare giusto in tempo in palestra, senza inutili dispendi di energie nervose e crisi da “e adesso che facciamo un’ora e mezzo qui”, ci ha reso più complici, ha unito la squadra nella sventura, e, aggiungo, nell’individuazione e nello sfogo nei confronti di un capro espiatorio, da sempre un tema estremamente presente, da sempre, ahimé, umano. (E non nominate Nietzsche). Ehi! Ha anche reso il nostro autista più prudente?!? Eh no, caro Leibniz, qui pretendi veramente troppo.

Sarebbe interessante eseguire un ritratto delle varie tipologie di reazioni e di movimenti messi in atto da ognuno durante il lungo accaduto. Ma sarebbe anche troppo lungo, qui. C’è chi cerca in tutti i modi di ricostruire i fatti, chi non smette di fare avanti e indietro nel pullman, chi commenta in tutte le maniere possibili i soggettoni coinvolti, dall’abbigliamento ai modi di fare e di muoversi alla genialità nel piazzare in modo oltremisura sapiente il triangolo, chi (Baldas) continua come se nulla fosse a parlare di pallavolo – soprattutto anni ’90 – chi sale e scende decine di volte, chi fa fotografie, chi vede la vicenda dal punto di vista medico rifiutandosi di soccorrere eventualmente un individuo che con le stampelle ha la grande idea di salire su un muretto pericolante in curva e in discesa (si fa per dire eh?), chi (strepitoso) fa scherzi telefonici (è supergigi) dicendo che il vecchierel Ermando è caduto dal suo posto a sedere durante la collisione e Ciancio ha un sopracciglio orribilmente sanguinante (ma povera Mariella, su!!! E lei che ci crede pure); si va dall’iperattivismo a un’indifferenza e a una noia di stampo novecentesco, è un po’ come Moravia quando dice che in fondo la noia è come una coperta corta, che è proprio quella che non ti consente di addormentarti sul serio.
Fingiamo di ripartire per almeno due volte; la prima occasione è frantumata dal fortunatissimo arrivo di una volante della guardia di finanza (ma si dice?), l’altra non si capisce, fatto sta che dopo oltre un’ora è il superdirigentissimo Flavio, il capo dei Mondiali 2010, a doversi immolare, offrendosi di rimanere a chiarire la questione con tutti i crismi del caso; lo sostituisce sul nostro pullman Massimo Ciabattoni, che nel frattempo ha attivato per tutto il tempo le sue lenti a contatto speciali sulle quali scorrono tutte le immagini del volley Prato fase per fase. Sembra che queste lenti sappiano anche tracciare sulla retina, con massima precisione, le traiettorie d’attacco anche divise per tipo di palla e per zona di provenienza dell’alzata, più ovviamente molti altri filtri imprecisati.

Nessun commento:

Posta un commento