lunedì 26 aprile 2010

Incontenibile felicità

S.Benedetto, ce l‘hai fatta.
Hai lottato, hai sofferto. Hai dovuto patire mille tribolazioni durante una stagione fra le più lunghe e difficili che si ricordino. Ma hai stretto i denti, passando sopra ad infortuni, critiche, difficoltà. E hai vinto. Hai trionfato, volando in alto, in alto, sempre più, fino a toccare una meta voluta con tutte le forze, e straordinariamente meritata.

Un grande successo, quello dell’Affittitalia Samb. Un successo di un campionato costruito nei minimi dettagli sin dall’estate, un successo che arriva dopo una stagione esaltante, e che viene firmato da un’altrettanto esaltante, difficilissima, emozionantissima vittoria sul campo di una delle formazioni più valide del campionato: Firenze.
Curioso percorso, quello della partita di sabato. Ma, se un adeguato epilogo doveva essere scritto per questa splendida stagione, quell’epilogo è proprio quello vissuto in terra toscana.
Un’Affittitalia che entra in campo determinata come non mai. Affronta i primi due set in maniera praticamente perfetta. Ogni pallone è un capolavoro. E Firenze impazzisce sotto i colpi degli attaccanti rossoblù, ubriacata dallo spumeggiante gioco sambenedettese, inibita dall’invalicabile muro ospite, sempre piazzato, sempre aggressivo, impenetrabile. Tutto gira meravigliosamente, ed è così che i primi due parziali terminano con punteggi tanto eloquenti da sconfinare nel silenzio.
E questo silenzio, è il pubblico fiorentino a colmarlo. Con la squadra sotto 2-0, Firenze grida e invoca il proprio nome, partorendo un’atmosfera da pelle d’oca. Una di quelle che non si dimenticano. E la squadra risponde, e si trasforma, la Mail Express invece, spiazzata, cala decisamente, forse neanche scende in campo. E il risultato è del tutto speculare a quello visto fino a pochi istanti prima.
Poi, il capolavoro di quello straordinario scrittore che ha creato la favola di questa partita. Anzi, a ben vedere, la favola di tutta la stagione. Firenze, l’antagonista, un’antagonista forte e volitiva più che mai, sempre più sospinta dalla sua gente, continua a martellare, a difendere tutti i palloni, a provarci sempre e in ogni modo. S.Benedetto è a un sospiro dalla meta. E forse lo sente, reagisce rispetto alla frazione precedente ma ancora non basta, non basta perché dall’altra parte di quella rete che ora più che mai, in momenti del genere, riconosci come una specie d’inseparabile amica d’infanzia, c’è una degna, esemplare avversaria. Sì, è tutto chiaro: è proprio questa l’avversaria che, nel duello finale, dovrà essere sconfitta per afferrare definitivamente il sogno di un anno intero.
E allora inizia una lenta, inesorabile lotta. Firenze sempre avanti, S.Benedetto non cede, non molla. Aggancia. Aggancia sul 22-22. Salgono i battiti dell’intero palazzetto. Anche dei tifosi rimasti nelle Marche, che seguono l’incontro dagli aggiornamenti via internet, o al telefono. La prima occasione per chiudere i set è per i padroni di casa, Di Benedetto la spreca; nuovo cambio palla, ancora Firenze, ancora nulla di fatto; Mannetti sbaglia l’attacco, è il primo match ball: ma Zagaria manda out il servizio; Cotroneo contrattacca per un nuovo sorpasso, Mancini lo ferma. Secondo match point. Marchi serve Meoni al centro, Faraone salta, e sono le sue mani, le uniche possibili, quelle di un sambenedettese, di una bandiera della squadra e della società sin dagli esordi, a mettere la firma su un sogno collettivo, a far esplodere la gioia, il delirio, l’apoteosi. Tifosi e dirigenti sparano in aria coriandoli, e un turbinio di colori, i colori della vittoria, piovono su un’incontenibile, meritatissima, felicità.





domenica 18 aprile 2010

Lo spazio d'un sogno

E anche questa è fatta.
E non era facile, per niente. Non era facile, ma anche stavolta, l'undicesima consecutiva, siamo stati più forti, e siamo andati a prenderci ciò che meritavamo, e meritiamo.
Eccolo lì, il traguardo. Quanto dista? Poco, pochissimo. Lo spazio d'un sogno, direbbe forse Shakespeare.
Ma anche un così breve spazio va percorso - senza scomodare i paradossi di Zenone... direi che in questo caso sono eccessivi. Va percorso senza cadere, va percorso con la fierezza di chi sa che sino a quel momento ha corso più forte degli altri, ma senza voltarsi indietro, senza pensare di essere  già arrivati, senza rallentare, ma anzi se possibile accelerando ancor di più per poterlo finalmente tagliare, questo filo di lana che tanto abbiamo voluto.
La parola fine potrebbe essere scritta da qualche parte, a Firenze, nella città di Dante e di tanta, tanta arte e bellezza splendidamente italica. Andiamola a cercare: meglio, andiamola a scrivere, a scrivere con le nostre mani.

venerdì 16 aprile 2010

Affittitalia - Grosseto: riflessioni della vigilia

Vigilia di una partita che potrebbe essere veramente decisiva.
Peccato, avevo scritto diverse cose martedì, poi non l'ho pubblicate.
E' che questo è un periodo molto controverso, per diversi motivi. Contraddittorio, in un certo senso.  Anche scrivere non è facile, non è facile perché i fili logici sono molti e non sai se è il caso di seguirli tutti. E va a finire che non ne segui nessuno, anche se, detta così, la questione sembra completamente diversa da quella che è. Ma d'altra parte, ormai lo sapete, l'essere è, il non essere non è, lo dice il nostro nuovo acquisto no?
C'è una palese dicotomia d' atteggiamento, e di convinzioni, che circola nell'ambiente, soprattutto all'interno ma forse anche fuori. Una dicotomia inconciliabile, un dualismo manicheo in cui secondo me l'unico punto di raccordo è un certo concetto, pur diversamente estrinsecantesi, di "fatal quiete". Su cui concordo, anche io. Convinto, d'altra parte, che la verità, riguardo alla contrapposizione di cui sopra, stia, per dirla banalmente, nel mezzo.
Sulla partita di sabato scorso pochi commenti, secondo me è stata brutta, né più né meno. Non abbiamo giocato bene (come squadra), e neanche loro. Comunque, contava il risultato, e il risultato è arrivato eccome. Ora, di risultati ne mancano due (se non uno solo): e domani ci vorrà certamente una prestazione ben superiore a quella di una settimana fa per imporsi su una squadra che viene sì da tre sconfitte consecutive, ma che resta comunque assolutamente una delle più valide del campionato.
La sconfitta dell'andata è da riscattare. L'andata, in un palazzetto gelido, inospitale, in cui per passare dagli spalti al campo dovevi (dovevO) prima uscire, fare tutto il giro (come a Prato) e poi rientrare, e quella fu la giornata più fredda dell'anno...
Spero solo nel pubblico, in un pubblico finalmente numeroso e sopratutto rumoroso. Rumoroso nel giusto, rumoroso nel senso di caloroso e pronto a sostenere la squadra dal primo all'ultimo punto con entusiasmo, clamore, col piacere di assistere a un momento che comunque è e rimane storico per la pallavolo sambenedettese.
Se avete delle lattine vuote, riempitele di sassolini e portatele al Palaspeca per usarle come maracas.

venerdì 9 aprile 2010

L'ultimo chilometro


Dopo la sosta pasquale, il campionato rientra vibrante nel vivo.

E’ lo sprint finale, l’ultimo chilometro, è il tratto del percorso forse più duro, quello in cui vedi il traguardo ma devi ancora correre, correre, correre per raggiungerlo prima degli altri, e ora la corsa è più faticosa che mai, e non devi mollare, non devi mollare perché sai quanto hai sudato per arrivare sin lì, e questo traguardo sai quanto lo hai desiderato, sai quanto, più che mai, lo desideri, adesso.



Eccola, la situazione dell’Affittitalia Samb. Che il traguardo lo desidera, eccome: e lo vede. Ma che per raggiungerlo deve ancora sudare, giocare, vincere.
I numeri: cinque le giornate mancanti alla fine della regular season, sette i punti di vantaggio per i rossoblù sulle dirette inseguitrici, Grosseto e Jesi. Che, guarda caso, si sfidano proprio sabato, in Maremma, in uno scontro che potrebbe forse sentenziare definitivamente quale delle due formazioni potrà puntare ancora alla rincorsa al primo posto (l’unico valido per la promozione diretta: seconda e terza si qualificano invece per i playoff).
Vero è che S.Benedetto, più che voltarsi indietro, deve invece guardare la strada che ha davanti a sé. E sabato (fischio d’inizio ore 18) l’ostacolo si chiama Castelferretti. Una squadra in piena lotta per la salvezza, in un ottimo momento di forma - basti ricordare l’ultimo successo ottenuto appena prima della sosta, quello su una delle seconde della classe, Grosseto – e che sicuramente si presenterà al Palaspeca con fortissime motivazioni e in favorevoli condizioni psicologiche. Dal canto suo, l’Affittitalia giunge da nove vittorie consecutive, ha ottenuto nelle ultime due giornate un importantissimo allungo sulle altre contendenti, e, conti alla mano, ha bisogno di tre vittorie piene per ottenere matematicamente l’obiettivo della promozione diretta: ma l’obiettivo, si sa, lo si centra sempre e solo procedendo passo per passo, senza perdersi nei capziosi meandri d’impazienti, inutili calcoli.

Ora più che mai, invitiamo gli appassionati sambenedettesi – e non solo – ad affollare le gradinate del Palaspeca e a riempire l’impianto rivierasco della loro voce, del loro calore. Per poter compiere, insieme alla squadra, quel primo, arduo, fondamentale passo verso un traguardo da tutti sognato.

martedì 6 aprile 2010

Memorie da un' odissea trionfale, parte terza

Eppur si muove, ecco cosa inconsapevolmente ( o no? ) pensiamo (penso) quando finalmente si percepisce l’automezzo sul quale stiamo viaggiando sussultare per poi abbandonare stentatamente la propria posizione di quiete. Tradotto, quasi non ci si crede: ma s’è ripartiti.

Da qui in poi sarò breve, probabilmente il più è fatto. Il viaggio, pur nella sua fretta dovuta all’interruzione di un’ora procede abbastanza tranquillo da quel momento; non tutti sembrano gradire la musica diffusa dalla radio comune, molti dormono o si chiudono come ricci nei loro auricolari. Fino a quando non c’è Inter – Roma con tutte le annesse azioni e reazioni di Baldasseroni.

Si giunge a Prato comunque in ottimo orario, il problema è trovare la palestra, nel frattempo si inganna l’attesa contando tutti gli esercizi di matrice asiatica che si incontrano lungo il tragitto. Finché, quasi non accorgendosene, ecco il Palakeynes ergersi nel manto della notte appena scesa dal suo calesse argenteo e silenzioso. (Grande endecasillabo fra l’altro: ci devo metter su una poesia.. “dal suo calesse argenteo e silenzioso…”)
Atleti da una parte, pubblico dall’altra, e ahimé mi (si dice, opinabilmente, che “a me mi” non si dica: what about “ahimé mi”?) coglie l’amara sorpresa di Grosseto, non si può passare dagli spalti al campo se non uscendo fuori e facendo il celeberrimo “giro di Peppe” (e non sono le navette né i circuiti del professor Giorgini!). Per fortuna che il clima non è quello che trovammo in maremma, allorché la giornata che ci aveva accolto era stata la più fredda dell’anno.
L’impatto con la palestra è comunque sgradevole: il posto a me personalmente non piace affatto. Non so agli altri. Cambio idea quando (con il giro di Peppe) mi ritrovo dall’altra parte della baracca, è proprio vero che le cose van viste sempre da un altro punto di vista, e di nuovo mi torna in mente (adesso: ah, l’importanza di rielaborare le proprie esperienze, le proprie sensazioni!!! Fermarsi a scrivere arricchisce ogni volta ciò che hai vissuto, ti fa scoprire cose che non sai di aver percepito!!!) il professor Keating e il suo salire sul banco.
Sul palcoscenico la vista è tutt’altra, c’è atmosfera, c’è pathos anche visuale. Sì, le cose cambiano radicalmente. Rapido il riscaldamento con Ciancio mentre i ragazzi vanno a rete, sale la tensione di una partita a mio avviso praticamente decisiva, e molto, molto difficile.
L’allegra brigata giunta da S.Benedetto per veder vincere (possibilmente) i propri ragazzi si sistema sulle gradinate toscane, sognando una serata di gloria. Sotto, giocatori, coach, e DS, ad attendere la sfida, e… non so, c’è qualcosa di speciale nell’aria, c’è forse la fiera, prode consapevolezza di essere su una maestosa nave a sfidare le ultime intemperie oceaniche in vista di una terra meravigliosa… e che tutti siamo lì per poterla finalmente toccare, questa terra, e per unire le nostre forze, ognuno con un suo compito, ognuno con il suo valore, per poterci arrivare, insieme. C’è una rara sensazione di unione, unione di tutti, dentro e fuori dal campo.

Non mi soffermerò sulla partita. Posso solo ricordare l’impressione iniziale, di un grosso valico da sormontare, impervio e scosceso (mi piacerebbe conoscere la sensazione di ognuno di voi sul 12-17 a loro favore…); impressione che piano piano si vanifica, come una nebbia che si dirada e… e ti permette di scorgere, ancora lontana, ci mancherebbe, ancora lontana, proprio la terra di cui sopra…
Strepitosi i tifosi di Prato, dal primo all’ultimo secondo, nonostante uno 0-3, a gridare, a cantare, a tambureggiare, a sostenere i propri ragazzi in ogni momento della partita. Fra l’altro in modo estremamente corretto, per quel che ho sentito, nei nostri confronti. Ma non c’è nulla da fare, abbiamo preso il via, e nulla può fermarci, legittimiamo la nostra superiorità, e ci troviamo alla fine ad esultare in un tripudio di consapevolezza, e di speranza. Baldasseroni, dopo aver messo a terra l’ultima palla, esulta dicendo “Toni, rrette”.

Ma mica è finita, c’è spazio ancora per le sorprese e per i folleggi. Ci attende una splendida cena al Don Chisciotte; bel posto, padrone cordiale, che ci chiede subito se abbiamo vinto, perché se abbiam vinto consumiamo di più; e più in allegria, concediamoglielo (fantastica la pizza pomodoro bufala salame e pepe verde); e ci attende una ancor più splendida sorpresa, preannunciata, e poi annunciata, da Bianconi padre.


Il resto della notte è scritto in un boccale di birra.

mercoledì 31 marzo 2010

Memorie da un' odissea trionfale, parte seconda

Ma, proprio all’ultima curva che precede l’uscita dall’infernale tratto montuoso del cuore dell’Umbria, succede qualcosa che ho difficoltà a riprodurre in queste righe.
Ci sono cose di cui si parla tanto da risultare distorte nella nostra percezione originale. Si sa, cioè, tutto ciò che si è detto, come lo si è detto, e questo ammontare verbale sconfina nell’immagine reale del nostro ricordo, celandola parzialmente, sovrapponendosi, mescolandosi ad essa sino a risultarne indistinguibile. Risultato, io non so bene cosa ho visto. Perché ho sentito dire tante, troppe cose.
Io sabato nel pullman ero a destra: per cui non posso aver veduto distintamente tutto; però mi sembra di ricordare sì, la curva, una macchina che l’imbocca dall’altra parte, il nostro veicolo che si allarga e assume una traiettoria innaturale, forse un minimo tonfo, e infine lo stop, nostro, e dell’automobile coinvolta. Dopodiché, un torrente in piena di parole, commenti, insulti, ricostruzioni, sicurezze, accuse.
Sono circa le 16.10, siamo in netto anticipo (ovvio, vista la guida): illuso chi pensa (io) di ripartire subito o quasi. Rimarremo fermi per non meno d’un’ora.
Non andrò nel dettaglio di questa vicenda. Forse con delusione di qualcuno, forse con sollievo. Posso solo sfidarvi a una sorta di collage, in cui ognuno scrive un suo particolare, un ricordo, un dettaglio: alla fine otterremmo un interessante insieme di punti di vista. Ma so che questo non accadrà.

Dopo Parmenide, mi si chiede un riferimento al filosofo Arthur Schopenhauer. Beh, mi viene allora in mente la sua critica all’ottimismo, in particolare al panglossismo di matrice leibniziana secondo cui noi vivremmo nel migliore dei mondi possibili. Ebbene, nel migliore dei mondi possibili, citando approssimativamente Maris (oh, accanto a Schopenhauer eh? Pensa che onore), all’ultima curva, l’unica che il nostro autista, in vari modi rinominato, non taglia, ci sarebbero venuti addosso dei soggetti come quelli da noi incontrati? E ci avrebbero tenuto fermi un’ora in quel modo? Hmm, forse il buon Arthur aveva ragione, questo NON E’ il migliore dei mondi possibili. Certo che Leibniz potrebbe obiettare, in fondo la sosta ci ha permesso di arrivare giusto in tempo in palestra, senza inutili dispendi di energie nervose e crisi da “e adesso che facciamo un’ora e mezzo qui”, ci ha reso più complici, ha unito la squadra nella sventura, e, aggiungo, nell’individuazione e nello sfogo nei confronti di un capro espiatorio, da sempre un tema estremamente presente, da sempre, ahimé, umano. (E non nominate Nietzsche). Ehi! Ha anche reso il nostro autista più prudente?!? Eh no, caro Leibniz, qui pretendi veramente troppo.

Sarebbe interessante eseguire un ritratto delle varie tipologie di reazioni e di movimenti messi in atto da ognuno durante il lungo accaduto. Ma sarebbe anche troppo lungo, qui. C’è chi cerca in tutti i modi di ricostruire i fatti, chi non smette di fare avanti e indietro nel pullman, chi commenta in tutte le maniere possibili i soggettoni coinvolti, dall’abbigliamento ai modi di fare e di muoversi alla genialità nel piazzare in modo oltremisura sapiente il triangolo, chi (Baldas) continua come se nulla fosse a parlare di pallavolo – soprattutto anni ’90 – chi sale e scende decine di volte, chi fa fotografie, chi vede la vicenda dal punto di vista medico rifiutandosi di soccorrere eventualmente un individuo che con le stampelle ha la grande idea di salire su un muretto pericolante in curva e in discesa (si fa per dire eh?), chi (strepitoso) fa scherzi telefonici (è supergigi) dicendo che il vecchierel Ermando è caduto dal suo posto a sedere durante la collisione e Ciancio ha un sopracciglio orribilmente sanguinante (ma povera Mariella, su!!! E lei che ci crede pure); si va dall’iperattivismo a un’indifferenza e a una noia di stampo novecentesco, è un po’ come Moravia quando dice che in fondo la noia è come una coperta corta, che è proprio quella che non ti consente di addormentarti sul serio.
Fingiamo di ripartire per almeno due volte; la prima occasione è frantumata dal fortunatissimo arrivo di una volante della guardia di finanza (ma si dice?), l’altra non si capisce, fatto sta che dopo oltre un’ora è il superdirigentissimo Flavio, il capo dei Mondiali 2010, a doversi immolare, offrendosi di rimanere a chiarire la questione con tutti i crismi del caso; lo sostituisce sul nostro pullman Massimo Ciabattoni, che nel frattempo ha attivato per tutto il tempo le sue lenti a contatto speciali sulle quali scorrono tutte le immagini del volley Prato fase per fase. Sembra che queste lenti sappiano anche tracciare sulla retina, con massima precisione, le traiettorie d’attacco anche divise per tipo di palla e per zona di provenienza dell’alzata, più ovviamente molti altri filtri imprecisati.

lunedì 29 marzo 2010

Memorie da un' odissea trionfale, parte prima

Ci sono giornate che definire lunghe è dir poco.
Sabato è stata una di quelle, una interminabile ma vincente epopea, ricca di contenuti, di azione, sì, perché no, di avventura, di colpi di scena, ricca anche di risa e di gioia (e non dite mug per favore). Di complicità, vorrei anche dire.
Celebre appuntamento “già mangiati” alle 13.30 al palazzetto. Un caldo risoluto, massiccio ci accoglie fra le irregolarità di un arido parcheggio semivuoto. Qualche automobile da cui scendono bambini probabilmente impegnati in una qualche manifestazione ravviva il meriggio ormai ben primaverile. Finalmente.
Arrivo con Ciaba quando ancora la squadra non è giunta a destinazione. Pochissimi i presenti, ricordo distintamente il glabro cranio di Pier darci le spalle mentre voltiamo per parcheggiare la macchina, lo sguardo al pullman già presente e pronto all’azione. C’è il DS Re. Si prepara più o meno stancamente, ma con una diffusa sensazione di fiducia, il necessario per partire, ultimi ritocchi alla borsa medica, scelta e trasporto delle confezioni di bottiglie d’acqua, si sistemano computer, telecamera, stampante e quanto altro nel bagagliaio. Opto immediatamente per le maniche corte. Il sole ha deciso di far sentire la sua impavida presenza.
Ecco Tonino, forse direttamente con Flavio, forse no, loro mi scuseranno. Una rapida presa di posizione in prima fila, qualche parola sui progetti estivi della società. Arrivano intanto pian piano tutti gli altri, c’è anche l’ex-sofferente Ermando Ricci, la sera prima vittima di un gran mal di testa fortunatamente rientrato. Si prendono allora i posti, chiedendosi cosa fosse cambiato dalle volte precedenti, Kempes non si capacita del come e del perché debba retrocedere così tanto, pur decisissimo a mantenere la sua funzione di passaggio a livello; lo sostituisce nelle file avanzate – esattamente dietro a Maris e me – l’allampanato Zag machine, che si propone dunque come un secondo elemento divisorio dell’interno del veicolo. Mister Ciab è costretto in macchina (quella ovviamente di Baldasseroni) con l’ormai autista fisso Mauro.
Bene, è così che si parte: si tornerà all’incirca 17 ore dopo. Beh, 16, a dir la verità.
Radio Baldas ha una programmazione stranamente meno fitta del solito. Maris motiva questa anomalia con ragioni informatiche. Tutto sommato, siamo tranquilli.

Chissà quante sono le squadre che scelgono il proprio itinerario adottando come primo criterio la scaramanzia. Sarebbe un interessante studio da fare, ma in quel momento per me la nostra è l’unica. L’unica squadra che sceglie una strada più lenta, più scomoda, più pericolosa, più tortuosa, più insidiosa, antipatica, più tutto, perché quando la si è fatta nelle occasioni precedenti si è vinto. Ahimé!!! E questo sarà l’unico lato negativo del trionfo di quella sera. E sono sempre più sicuro che passeremmo per Colfiorito anche per una eventuale trasferta nel leccese. O magari perché no? A Cupra Marittima.
All’autista del nostro pullman vengono ben presto affibbiati i più svariati nomignoli, da Colin McRae a Schumacher. Credo dunque non sia necessario descrivere il suo stile di guida: la realtà è che ci ritroviamo di continuo ad ondeggiare impotenti, di qua, di là, sballottati come sorprese all’interno di un uovo (è anche il periodo giusto). Il tutto mi ricorda un po’ la “bufera infernal” del secondo cerchio, quella che mai non resta, quella che “mena li spirti con la sua rapina: voltando e percotendo li molesta” – direi immagini quanto mai appropriate (se l’autista legge, si scherza! Prenda queste mie parole in maniera divertente e simpaticamente ironica). E ancora: “…così quel fiato li spiriti mali di qua, di là, di su, di giù li mena”. E aggiungerei: “nulla speranza li conforta mai, non che di posa, ma di minor pena”! Che calza veramente a pennello, se non fosse che forse la speranza di minor pena, anzi di posa, per noi coincide con il pensiero della fine del viaggio. Se ci sarà, perché effettivamente vista la situazione potremmo uscire da quel pullman direttamente fra le lanose gote di Caronte, o l’orribile cinghiarsi con la coda di Minòs. Questo ovviamente prima di essere spartiti qua e là per l’allegro imbuto, e anzi chiederei a Mauri Faraone di ripetermi il girone nel quale mi ha messo perché non lo ricordo. Sì, perché, fra le incombenti montagne dell’Umbria, l’inferno dantesco viene lungamente citato per definire l’ambiente inospitale, obnubilato, dimenticato nel quale ci troviamo a passare. Con Baldas a nominare lo Stige per la grande cultura germinata nel giocare a Dante’s Inferno.
In ogni caso, sostiamo credo poco dopo Colfiorito (lì perdo la nozione dello spazio), e ci sorprende, feroce e impetuosa, una pioggia che subito diviene grandinata, per poi tornare a trasformarsi e a spegnere piano il suo vigoroso sfogo, quasi un prolungato urlo non so se più di rabbia o semplicemente d’impulso emotivo, come quando si vuole gridare un proprio stato interiore che non si riesce a tener dentro.
Si riprende il viaggio, il peggio sembra passato. Ma, proprio all’ultima curva…

venerdì 26 marzo 2010

Domani, trasferta (semi) decisiva.

Peccato, avevo iniziato a scrivere un lungo resoconto sul pomeriggio di sabato, poi ho lasciato perdere, era anche troppo individuale e in alcuni punti non c'entrava nulla con la squadra. Però non era male.
Ok, domani si parte di nuovo, questa volta destinazione Prato, le solite 5 ore abbondanti di viaggio, la solita Colfiorito per scaramanzia (credo che se da qui alla fine del campionato ci fosse una trasferta a Lecce faremmo lo stesso quella strada), il solito ritorno a ridosso dell'alba. Questa volta con un'ora in più, alle due in pullman sposteremo le lancette, vorrà dire che saremo a S.Benedetto verso le 6, 6 e mezza.
Cavoli, domani è importante. Veramente. E non citerò né Parmenide né Che Velasco. E' importante, e basta. Perché siamo in trasferta contro una squadra molto rognosa, difficile, fisica, dotata. Dall'altra parte, le due inseguitrici forse avranno vita più facile, e noi dobbiamo vincere, dobbiamo mantenere il vantaggio, anche perché poi dopo Pasqua le cose si invertono, e Jesi e Grosseto giocano contro, e noi in casa con Castelferretti (mai da sottovalutare in nessun caso!), e poi Grosseto viene da noi, e poi....
E poi, è il caso di finirla con i calcoli, anche se, diciamo la verità, è una cosa che "dà gusto fare", su, siamo sinceri. Però la verità è che, senza andare troppo lontano, domani dobbiamo andare là, e dare il meglio. Andare là, e tornare a casa con tre punti.
E con un'ora in più sull'orologio.

sabato 20 marzo 2010

Soffrire, fino alla fine

Non siamo l'ammazzacampionato, ce ne siamo accorti da tempo.
Siamo una squadra forte, che deve soffrire. Che deve lottare, e sudarsi la vittoria sul campo, che a volte questa vittoria se la complica un po', altre un bel po', rispetto a quel che potrebbe essere. Ma, chi è che lo diceva? L'essere è, il non essere non è. Parmenide? E la realtà spesso è diversa da quella che vorremmo che sia. Velasco.
Per cui, la situazione è questa, teniamocela, facciamo di tutto per renderla migliore, ma aspettiamoci fino alla fine un campionato durissimo. In cui nessuno ci regalerà nulla, in cui tanto meno bisognerà regalare qualcosa noi.
Per l'ennesima volta, aspettiamo anche il risultato di Grosseto, che, come direbbe Serafini o qualche pescarese, "ancora esce". Come spesso è accaduto, e via a sperare in un tie-break, in un punticino perso, e invece no, è sempre 3-1, quando non è 3-0. Merito a loro, stan facendo veramente un gran campionato.
Ma siamo noi a esser primi, non dimentichiamocelo. E Grosseto Jesi deve ancora incontrarla, e Grosseto deve venire da noi.
Intanto, Jesi forse non rappresenta da oggi più un problema. E' vero che la pallavolo è strana, però in una situazione come questa 7 punti in 6 gare sono veramente tanti. Però no, non parliamo troppo presto.
Esco da questo match, così sudato, con l'impressione di aver assistito a una bella partita. A differenza della gara con Pisa, lì proprio no, ero deluso, arrabbiato per molti motivi. Anche oggi abbiamo secondo me lasciato qualcosa che avremmo potuto far nostro, però non lo so, ho visto una battaglia vinta, in cui l'avversario è stato a tratti realmente insidioso e che non ha mollato fino all'ultima palla. Ho visto una partita di vertice giocata a viso aperto e terminata con la nostra vittoria.
E il risultato di Grosseto?
"Ancora esce".

Privo di titolo

Combattutissimo fra la mia anima narrativa, emotiva, quella a cui piace da morire tracciare percorsi interiori, di un individuo, di un collettivo; e l'esigenza, preponderante questa settimana, di non voler alimentare tensioni anche e soprattutto da membro della squadra. Avrei parlato di questa partita per tutta la settimana, perché è emozionalmente fortissima, perché a livello psicologico e direi proprio sentimentale è una sorgente colma d'una meravigliosa acqua iridescente, caleidoscopica, di quelle che, senza bisogno di bere, lavarti, rinfrescarti, già a vederle ti danno qualcosa di importantissimo, ad ogni raggio di luce screziandosi in maniera differente, e raccontandoti in tal modo un qualche segreto, un recondito sussurro dell'anima, che poi, se vai bene a vedere, è la TUA anima.
Parlo in maniera così poeticamente criptica ben sapendo che molti dei pochi che leggeranno commenteranno in guisa decisamente irrisoria (ma in fondo spero scherzosa); credo però che coloro che saranno ben predisposti a capire, capiranno, augurandomi che sappiano apprezzare le immagini che comunque non potrei esimermi dal trascrivere, perché è la mia natura e mi piace così; e forse in questo caso la metafora è più che mai la veste in cui ho scelto di inguainare sensazioni che non volevo lasciare nude, è l'estetica astrazione di un dipinto che vuole comunque veicolare dei contenuti abbastanza precisi. Anche se poi la metafora, così come l'arte in generale, conferisce ad ogni cosa un respiro più ampio; a volte andando invece - o contemporaneamente - ad individuare con il massimo dell'esclusività uno stato d'animo altrimenti non traducibile.
Dopo il delirio, dico solo una cosa: FORZA RAGAZZI.
I nostri, ovviamente.

sabato 6 marzo 2010

Pensieri di un trepido mattino

Mamma mia.
Non so cos'è: ma Pisa ha sempre un sapore particolare.
Lo so. I punti di distacco sono 11. Non è certamente la nostra concorrente più diretta. Lo so, ha avuto un periodo nero, ha perso partite impensabili, lo so, ha dovuto subire la tegola dell'infortunio di uno dei suoi giocatori chiave.
Però Pisa è Pisa. E ha un fascino, un'aura estremamente superiore a, toh, una Grosseto. E magari ne riparleremo quando verrà Grosseto qui al Palaspeca, e forse sarà una partita completamente decisiva...
Però adesso c'è Pisa. Non Grosseto.
E Pisa è ricordo, Pisa è adrenalina, tensione sportiva. Di quella che ti fa rimanere a parlare fino a notte fonda. A parlare, e a sognare. Perché forse si sogna di più quando la prova è ardua, che non quando le cose sono facili.
Mancio alla primula, piena estate, al nome di Masini. Come dimenticarlo. Il boom delle prime giornate, quando sotto la Torre Pendente non si facevano mai arrivare gli avversari neanche a 10.
E la splendida trasferta toscana. Forse la più bella, per mille motivi. Un po' per l'epopea dei viaggi, per una storia scritta in due intensissime giornate. Fatte di grande agonismo, di voglia di vincere ma anche di tante risate, di momenti piacevoli, come scordare la gita mattutina a Piazza dei Miracoli. "Canalizzare", Ermando, ricordi? E.. beh, la più bella poi per la splendida prestazione in campo. Fuori casa, un pubblico maestoso, caldo, rumoroso. Molto corretto. Lo diceva Bianconi l'altra sera, siamo usciti fra gli applausi dei tifosi avversari, siamo stati superiori, e loro hanno avuto il grande merito di riconoscerlo. Una partita storica, un'atmosfera straordinaria, che ti rimane dentro.

Ecco perché oggi ha qualcosa di speciale.

E ci si fanno mille domande, se riusciremo a ripetere il trionfo dell'andata, cosa succederà, che ambiente ci sarà, Pisa che porta (bellissimo) il pullman gratuito di tifosi. Sapremo rispondere adeguatamente, a livello di sostenitori, a questa dimostrazione di affetto e di attaccamento alla squadra? Io spero di sì, anche se, ahimé, non lo credo. Ma sarebbe una bellissima occasione per sentire l'appoggio del pubblico. Sì, quello propriamente quasi fisico, che attraverso voci, anime, suoni, speranze, ti sorregge quando sei in campo, per un salto in più, una schiacciata, un muro, un recupero impossibile. Quello che ti dà la spinta decisiva, a te, quando sei in campo (lo so: ragiono da giocatore), quello che ti aiuta a scrivere la parola "squadra", e a capire che la squadra non è solo di una somma di atleti o allenatori, ma un'Entità molto più grande e più complessa, ecco, una Entità, che va ben oltre i singoli, la tecnica, la tattica, la matematica; configurandosi come un incalcolabile unione di cuori, di volontà, di sospiri.



martedì 2 marzo 2010

Tre punti d'oro in riva all'Arno

Jumboffice Firenze – Affitttitalia Samb 1-3 (21-25, 25-22, 22-25, 9-25)
 
Jumboffice: Pietropaolo 5, Gristina 3, Zanieri 5, Pazzagli 4, Panerai 9, Sgrilli 11, Scaruffi (L); Cantinelli, Conti, Stefani 4, Onori 7, Ciampa 1

Affittitalia: Medoria 4, Di Giacomo 14, Serafini 9, Mancini 11, Zagaria 10, Baldasseroni 24, Ciancio (L); n.e. Ricci, Ubaldi, Campagnani, Faraone, Piccirillo

 

Avanti così. L’Affitti Italia Samb riporta tre punti in riva all’Adriatico anche dall’insidiosissima trasferta di Firenze, e si conferma ancora, a nove giornate dal termine, la prima della classe con 4 lunghezze di vantaggio dalle due principali inseguitrici: Jesi e Grosseto.
Il match non si presenta affatto facile visto lo stato di forma degli avversari, reduci, eccezion fatta per la sconfitta di Prato, da un lungo filotto di vittorie, fra cui spiccano quella con Pisa e addirittura con Jesi fuori casa.
Il sestetto scelto da Massimo Ciabattoni per l’occasione è quello vittorioso con Appignano, con Giacinto Di Giacomo dentro e Ubaldi in panchina.

Parte fortissimo, come prevedibile, Firenze, che approfitta fra l’altro di una Affittitalia decisamente più fallosa del consueto. Al 9-6 per i padroni di casa si registrano per gli ospiti cinque errori punto più un attacco murato. La situazione sembra quasi ristabilita all’ace di Medori (9-8), ma subito dopo il cambio palla Firenze conquista due break point consecutivi a muro che la portano al massimo vantaggio (12-8). E’ qui che inizia la vera partita dell’Affittitalia. Da questo momento, il cambio palla sambenedettese diventa praticamente perfetto, con percentuali altissime in ricezione (spicca il libero Ciancio, molto positivo sabato in questo fondamentale), e si fa più incisivo anche il muro-difesa, con cui S.Benedetto costruisce immediatamente un parziale di 5-0 che vale il sorpasso sul 13-14. Decide il set l’allungo ottenuto sul 17 pari, con un primo tempo di Zagaria a segno seguito da un contrattacco chiuso da Mancini e da un errore da parte fiorentina con Zanieri. Il vantaggio di tre punti è ben gestito dai rivieraschi, che chiudono 25-21 ancora con Zagaria, questa volta a muro.

L’andamento del secondo set è quanto meno singolare, e lo è purtroppo in senso non positivo per i colori sambenedettesi. I ragazzi di Ciabattoni partono molto bene, e, sull’onda dell’entusiasmo dovuto a un difficile primo set poi conquistato con pieno merito, proseguono a offrire un buon gioco e a imporsi su un avversario spaesato e incapace di adeguarsi al ritmo ospite. Si raggiunge così un massimo vantaggio di sette punti, prima sul 7-14, poi sull’11-18. L’allenatore della Jumboffice prova a opporre resistenza prima con un cambio al centro, poi con un classico doppio cambio per garantire l’attacco a tre. In pochi minuti, il set cambia completamente. Ai rossoblu, forse colpevoli di un calo di concentrazione, sembra non riuscire più nulla, Firenze invece cresce, prende fiducia; ed è così che di attimo in attimo il vantaggio per l’Affittitalia si fa sempre più esiguo. Fino a scomparire del tutto. L’impatto avviene sul 21-21. Sul 22 pari, poi, i marchigiani non riescono a uscire da una P1 che li condanna a rifare tutto da capo.

Il momento non è affatto facile. Psicologicamente, Firenze è alle stelle per aver rimesso in piedi un set e una partita ormai quasi compromessi; S.Benedetto invece deve assolutamente riuscire a cancellare l’accaduto, a non pensare all’occasione persa, e a ricostruire il proprio successo. Dopo tutto, c’è un campionato da vincere.
Ed è proprio qui la bravura della Ciaba-band. Dopo un inizio molto equilibrato, i ragazzi capitanati da Mancini riprendono a giocare come sanno. A dimostrare una superiorità indiscutibile. Dal 7-5 casa, si passa in un batter d’occhio al 7-12, poi S.Benedetto allunga, 11-18, 13-20, 15-22. Poi, di nuovo, un calo di tensione: e il fantasma del secondo set fa, breve ma agghiacciante, la sua comparsa. Con un muro di Pazzagli e un errore sambenedettese, Firenze si porta sul 21-23. Scaccia tutte le ombre, tutti gli incubi Zagaria con un primo tempo devastante; chiude infine, al secondo set point, Baldasseroni, e di nuovo l’Affittitalia è avanti. Con un sospiro di sollievo.

Il quarto set è un monologo marchigiano. Fani, da parte Jumboffice, prova a rivoluzionare la formazione, ma i rossoblu sono incontenibili, e si abbattono sugli avversari senza lasciare alcuna possibilità di fuga. Dal canto suo, Firenze appare demotivata, smarrita, incapace di reagire. Sono eloquenti alcuni dei parziali del set, valgano essi soli a descriverne l’andamento: 1-8, 4-16, 5-22. Al ritrovatissimo Giacinto Di Giacomo l’onore di chiudere la passerella, e soprattutto di stringere definitivamente il pugno su tre punti veramente d’oro.

venerdì 26 febbraio 2010

E domani a Firenze...

... per la prima volta. Dovremo tornarci, e dovremo tornare un paio di volte molto vicino.
Domani è importante, ragazzi. Importantissimo.Questa che incontreremo è una squadra forte, che ha avuto un inizio sorprendentemente semi-disastroso ma che in realtà nelle ultime 7-8 giornate (a parte la sconfitta della settimana scorsa) ha fatto risultato con chiunque. Vorrei andare a fare i conti per stilare una classifica recente, loro potrebbero addirittura essere primi, o giù di lì.
Certo, loro sono una squadra forte, noi lo siamo di più. Ho rivisto, fra gli altri, il filmato della squadra: e se noi fossimo un avversario da studiare, allora sì che ci sarebbe da preoccuparsi!
Quindi massima fiducia, massima determinazione. Una vittoria domani a Firenze significherebbe veramente molto.

Avanti, ancora...

Affittitalia Samb – Paoloni Appignano 3-0 (25-17, 25-21, 25-22)


Affittitalia: Medori 2, Di Giacomo 8, Serafini 8, Mancini 15, Zagaria 11, Baldasseroni 10, Ciancio (L); n.e. Ricci, Campagnani, Faraone, Piccirillo.

Appignano: Belluccini 8, Sarpong 8, Piccinini 8, Gatto, Paccamiccio 8, Giavelli 5, Leoni (L); Molinari, Roganti, Padella, Bravi. N.e. Del Gobbo.



L’Affittitalia Samb prosegue la sua corsa al comando della classifica conquistando per la quarta volta consecutiva tre punti pieni, che le consentono di mantenere invariato il distacco dalle inseguitrici, in particolare Jesi e Grosseto, entrambe a -4.
A dover lasciare il Palaspeca a mani vuote è questa volta la Paoloni Appignano, già sconfitta nel girone di andata con un non tranquillissimo 3-1.
Anche in questa occasione, Ciabattoni non può scegliere i titolari fra l’intera rosa: proprio nel momento in cui la situazione infortuni sembrava in via di esaurimento, ecco che giovedì si blocca Ubaldi, costretto addirittura in tribuna. Lo rimpiazza Di Giacomo, ancora non al cento per cento ma ormai vicino ai suoi standard.

L’inizio del match è decisamente ondivago, con le due formazioni che si sorpassano ben 4 volte prima del time-out tecnico (8-7 Affittitalia) senza che nessuna riesca a ottenere un vantaggio superiore ad un punto.
Dopo l’interruzione di gioco, le cose cambiano radicalmente. S.Benedetto sistema la fase break e si porta prima sul 16-10, poi sul 19-11, conquistando solo in questo scorcio di gara ben 6 break point, di cui due in battuta e uno a muro; Appignano invece si vede ingabbiata e riesce a passare solo con tre primi tempi. Il vantaggio di 8 lunghezze è lo stesso che troviamo a fine set: 25-17.

Nel secondo parziale provano a reagire gli ospiti, che, contrariamente a quanto accaduto poco prima, riescono a tenere benissimo il cambio palla, e si rivelano anche decisamente più incisivi a muro. L’effetto numerico di tutto ciò è un costante vantaggio di Giavelli (ex di turno) e compagni, che giungono fino al 7-11. Qui, il cambio di marcia sambenedettese, che rivoluziona la situazione in pochissimi minuti. Tre muri pressoché consecutivi dei rossoblu (Baldasseroni, Serafini, Zagaria) spezzano le gambe ai ragazzi di Rosichini, che si vedono raggiungere già sul 13-13 e superare al secondo time-out tecnico. L’allungo arriva immediatamente dopo, con una free ball chiusa da Zagaria e un contrattacco di palla alta di Mancini, e permette ai padroni di casa di gestire fino al 25-21 conclusivo.

Le cose per S.Benedetto sembrano incanalarsi verso una progressiva discesa: all’inizio del terzo parziale Appignano appare più fallosa del solito e regala ben 4 punti agli avversari prima dell’interruzione sull’8-5. I rossoblu allungano fino all’11-6, poi però qualcosa si inceppa, le percentuali scendono, soprattutto in attacco (Baldasseroni 10% in questa frazione), e il complessivo calo di tensione concede agli ospiti di rientrare nel set, portandosi più volte fino al - 1. I rivieraschi riescono però in ogni occasione a non farsi raggiungere del tutto e a mantenere la testa del parziale fino a chiudere 25-22 per il 3-0 finale.

Aspetta ora l’Affittitalia Samb un quintetto di incontri di fuoco, che si riveleranno probabilmente decisivi per il campionato: le tre trasferte toscane a Firenze (con la Jumboffice), Siena e Prato, e i due difficilissimi incontri casalinghi con Pisa e Jesi.

lunedì 15 febbraio 2010

Collemarino - Affittitalia 1-3

Siem Vigor Collemarino – Affittitalia Samb 1-3 (13-25, 17-25, 25-20, 16-25)


Collemarino: Moroni 3, Catalani 1, Nutricato 4, Masuzzo 7, Mosca 1, Piccinini 1, Dusmet (L); Persico 4, Bughi 2, Boncompagni 13, Cofani 4; n.e. Fabiani

Affittitalia: Ubaldi 14, Medori 4, Serafini 6, Mancini 18, Zagaria 12, Baldasseroni 17, Ciancio (L); Di Giacomo 2; n.e Campagnani, Ricci, Faraone, Piccirillo

Ancora una vittoria per l’Affittitalia Samb, che, in trasferta a Collemarino, coglie immediatamente il proprio riscatto dopo la sconfitta subita solo due giorni prima a S.Benedetto in coppa, porta via con pieno merito altri tre punti, e prosegue col vento in poppa il suo viaggio in vetta alla classifica.

Rispetto al match di coppa Marche, Massimo Ciabattoni schiera nuovamente in campo il centrale Zagaria, tenuto a riposo giovedì sera, e Ubaldi come secondo schiacciatore in luogo di Giacinto di Giacomo. L’impatto con la partita è devastante: l’Affittitalia prorompe come un fiume in piena travolgendo una Vigor spaesata e irriconoscibile, forse per merito sambenedettese, rispetto a meno di 48 ore prima. Gli attaccanti anconetani vengono fermati praticamente in ogni occasione, S.Benedetto invece è perfetta in cambio palla e molto incisiva in contrattacco; il vantaggio rossoblu sale così esponenzialmente e in modo continuo: si va dal 2-8, al 4-14, al 6-19; qui, la formazione ospite allenta visibilmente la tensione, rendendo così meno pesante un passivo che poteva essere ancor più vistoso; il set termina comunque con un irrefutabile 13-25.

Il secondo parziale sembra incanalarsi su percorsi maggiormente equilibrati: Collemarino prova a darsi una scossa e tiene banco per tutta la prima parte del set, portandosi a un massimo vantaggio di 3 lunghezze sul 7-4. S.Benedetto però si riorganizza e non fa fatica a ribaltare immediatamente la situazione. L’impatto avviene già sull’8 pari con un muro di Baldasseroni, al quale fa seguito un ace di Mancini per il sorpasso. La serie di break point decisivi per i rossoblu giunge poco dopo: sullla P4 anconetana, i ragazzi di Ciabattoni sfoderano una serie di 6 punti consecutivi, portandosi dall’11-12 all’11-18; Collemarino tenta il doppio cambio per uscire dall’impasse quando il set è ormai compromesso. L’Affittitalia procede da qui sul velluto sino al 17-25 finale.

Dopo aver dominato i primi due set, S.Benedetto si rilassa, Collemarino invece non molla e tira fuori la grinta. I padroni di casa scelgono di confermare la diagonale che ha chiuso la frazione precedente (Bughi-Boncompagni) e salgono decisamente nelle percentuali soprattutto offensive; la squadra ospite invece concede ben 13 punti su errore diretto agli avversari. La Vigor mantiene per tutto il set un leggero vantaggio di due o tre punti che S.Benedetto sembra poter colmare nella parte finale, quando Baldasseroni mette a segno due attacchi consecutivi (19-18), salvo invece cedere del tutto immediatamente dopo, non trovando il mordente giusto per chiudere sul 3-0 e lasciando invece strada ai ragazzi di Collemarino che continuano a crederci e si portano sul 23-18 prima di sigillare la frazione sul 25-20.

Ma all’Affittitalia i tre punti servono assolutamente. C’è un campionato da vincere, e bisogna uscire dalla trasferta con l’intero bottino. Ciabattoni decide di schierare, al posto di Ubaldi, Giacinto Di Giacomo, già entrato nell’ultimissima parte del terzo parziale. Si ricrea così la formazione individuata come titolare a inizio stagione, e che così poco spesso è stata potuta impiegare nella sua totalità per una lunga serie di problemi fisici o di salute degli atleti rossoblu. Ancora sulla P4 giunge la prima serie di break point, con due muri di Medori e Zagaria fra i quali si inserisce il contrattacco vincente di Mancini. Il massimo scarto fra le due compagini si ha sul 6-14, ma un nuovo sussulto da parte della Siem, accompagnato da un nuovo calo di tensione in casa sambenedettese, riavvicina pericolosamente le due formazioni. Si va sul 12-15, Ciabattoni ributta nella mischia Ubaldi; poi, sul 15-18, l’Affittitalia torna prepotentemente a premere sull’acceleratore, piazza un parziale di 6-0 e virtualmente chiude l’incontro, che termina due azioni dopo con una veloce vincente di Serafini.

domenica 14 febbraio 2010

Altri tre punti...

Settimana particolare per la serie B2 dell'Affittitalia.
Una doppia, ravvicinatissima sfida con la Siem Vigor Collemarino, avversaria che ormai in modo consolidato par dare veramente il massimo contro di noi, avversaria che, diciamocelo, in parte noi soffriamo. Ricordiamoci solamente dell'andata di campionato, era l'esordio casalingo, una sofferenza infinita, poi conclusasi positivamente... è anche da dire che lì entrambi gli opposti erano fuori causa, e Ubaldi rimase comunque in campo con una gamba sola.
E' chiaro che giovedì la mentalità non era quella giusta. Sarà, ma io non sono d'accordo nel considerare la coppa un obiettivo insignificante, inutile o addirittura una seccatura. Io la coppa la voglio vincere, e basta. Come nel 2007, quando, con la supersfida con Jesi alle porte (nella quale vincemmo matematicamente anche il campionato in virtù della contemporanea sconfitta di Pesaro), andammo a imporci su Civitanova e sul Fustellificio (ma ve lo ricordate il fustellificio!) con due partite incredibili. Soprattutto la prima, è proprio il caso di dirlo, RUTILANTE, successe di tutto, 2-0, 2 pari, proteste su proteste, Brutti ammonito per la prima volta in carriera, Faraone fuori (c'ero io!), Laraia che uscì perché un piccolo infortunio ed entrò Persico, Bachisio che - se non sbaglio alla fine però della seconda partita - invece di dirci bravi si dimostrò mezzo infuriato per i rischi presi in chiave campionato. Di tutto, ma un incontro e comunque una final four indimenticabile. E vinta. E ora la coppa alle Curzi ce l'abbiamo esposta noi.
Stavolta no, non accadrà. Perché Collemarino ha voluto la vittoria, noi no. Probabilmente la testa è tutta al campionato, e sicuramente ci può stare. Ma è evidente che la differenza è nella mentalità, visto che meno di quarantottore dopo le bocche da fuoco avverse che il giovedì avevano tracimato distruggendo un po' tutto quello che trovavano sulle nostre sponde, il sabato hanno avuto l'uno il 7 per cento in attacco (sostituito), l'altro circa il 30 scarso con 7 punti soli all'attivo in quattro set. E i parziali vinti recitano 25-13, 25-17 e 25-16, se non vado errato.. col quarto giocato di nuovo all'acqua di rose, alla "tanto abbiamo vinto".
Comunque, rivincita presa, e immediatamente: di certo in una eventuale scelta era questa la partita da vincere e non l'infrasettimanale.. resto dell'idea che sarebbe stato molto meglio vincerle entrambe. Anche se ora non avremo più infrasettimanali da dover disputare (leggi la finale di coppa) magari prima di una partita decisiva in campionato. Rimango a favore del grande slam, dà lustro, prestigio, soddisfazione, chi lo fa è stato il migliore in tutto e sempre, punto.
Però ok, andiamo avanti e pensiamo all'obiettivo primario che non deve sfuggirci. Grosseto ha tenuto il passo andando a vincere con un po' di fatica a Selci, oggi tocca a Jesi impegnata ad Appignano, chissà? Quel che è sicuro è che dobbiamo pensare a noi, a continuare a dare il meglio, ad impegnarci, a vincere... a quel punto, di quel che fanno le altre poco importa.

sabato 6 febbraio 2010

Prove di fuga...

La bella notizia me la danno Bachisio e Mancio all'entrata delle Curzi... inaspettati tanto l'incontro quanto la buona novella... Jesi ha perso 3-1...
E così, per la prima volta dall'inizio del campionato ci troviamo in qualcosa che sì, assomiglia a una fuga, almeno in forma embrionale. Un doppio +4 che dà un bel soffio di speranza, di fiducia a tutto l'ambiente, senza che questo voglia significare né portare come conseguenza (non deve!!) la pericolosità di un volo troppo alto, alla maniera di Icaro le cui fragili ali si disciolsero. E noi non dobbiamo cadere in questo errore, anche se dovessimo volare in classifica ancora più in alto, bisognerà rimanere coi piedi per terra nella mentalità, nel sacrificio, nell'approccio ad allenamenti e partite.
Le altre buone notizie sono una rosa finalmente ritrovata quasi appieno, dico quasi e sappiamo che i motivi sono molti, ma certamente la situazione è ben diversa da qualche tempo fa e sembra volgere verso lidi più tranquilli, più sereni.
Giornata, dunque, molto positiva... speriamo continui così, ce lo meritiamo.

Si ricomincia

Eh sì!
Si ricomincia, il giro di boa è effettuato, da adesso per altri tre lunghi mesi sarà una grande dirittura d'arrivo fino al termine del campionato.
Si riparte da Offagna, dall'ultima in classifica, questa volta in casa. Non direi però che si debba prendere sottogamba questa partita perché sarebbe un errore imperdonabile. Lo storico del campionato dice che non abbiamo poi perso molti punti per strada, ma, se andiamo a vedere dove e come li abbiamo persi, ci rendiamo conto che ciò è capitato in due tipologie di situazioni:
a) scontro diretto fuori casa (Grosseto, Jesi)
b) scontro con ultima/penultima in classifica, in casa o fuori (Prato, era ultima, in casa; Selci, penultima, fuori).
Non dimentichiamo che questo è un girone veramente particolare, lo dimostrano infiniti fatti, non dimentichiamo neanche come fu il primo set in quel di Offagna, a ottobre, in cui fra l'altro eravamo nella nostra migliore condizione (l'epoca d'oro in cui non avevamo infortunati, malati, acciaccati...), ma nel quale dovemmo soffrire veramente tanto per potere avere ragione dei padroni di casa - bellissima rimonta dal 22-24 a loro favore con difesa del Digia ai limiti dell'impossibile.
Per cui massima concentrazione, massima determinazione, e tanta voglia di accumulare punti, punti, punti, per rimanere soli in testa alla classifica, e chissà, magari ogni tanto allungare sulle inseguitrici.

giovedì 28 gennaio 2010

Seconda divisione femminile, brave lo stesso

Peccato.
Le giovanissime di Jana Kruzikova (seguite, come di consueto, da Palma del Gatto in seconda divisione) cedono per 3-0 alle più quotate (e più grandi d'età) avversarie di Petritoli, seconde in classifica: ma sfiorano il successo nel secondo set, reagendo molto bene a un pessimo primo parziale, dominando l'intera frazione e sciupando l'occasione solo per inesperienza e forse per la classica paura di vincere.
Considerando la giovanissima età della squadra (praticamente una under 14, con diversi elementi under 13 e due sole fuori quota under 16), la partecipazione al campionato, nonostante la classifica, è sicuramente molto da considerarsi molto positiva come esperienza per le ragazze, che hanno modo con questo torneo di disputare un numero decisamente maggiore di partite, tutte con squadre assai più esperto, che possano arricchire il loro bagaglio di "vissuto" sul campo già da adesso.
"Farsi le ossa", come si dice, è questo l'obiettivo, e i risultati nelle giovanili confermano l'indubbia crescita del gruppo che si va facendo sempre più amalgamato e tecnicamente preparato.
E allora in bocca al lupo, ragazze, per il vostro futuro! A partire da quello immediato.








martedì 26 gennaio 2010

Campioni d'inverno (ok, non lo dico più) Bis

Affittitalia Samb – Bacci gr. Mazzuoli Campi Bisenzio (FI) 3-0 (25-19, 25-15, 25-16)


Affittitalia: Ubaldi 17, Medori 3, Di Giacomo 7, Serafini 7, Mancini 16, Zagaria 4, Ciancio (L); n.e Ricci, Campagnani, Faraone, Piccirillo, Baldasseroni
Bacci: Salemme 8, Cecioni 6, Rugi 1, Vannoni 3, Bolognesi 6, Pedone 1, Razzi (L); Mannini 7, Livi 1; n.e. Cosi, Benes.



L’Affittitalia Samb è campione d’inverno.


Grazie alla nettissima vittoria ai danni della Bacci di Campi Bisenzio, e al contemporaneo successo ottenuto solo al tie-break dalla Vecci Jesi sulla Pallavolo Selci, i rossoblu chiudono il girone di andata soli in testa alla classifica.

Dopo una settimana difficile, caratterizzata dal protrarsi dell’assenza di Baldasseroni e dall’aggiungersi, fino al venerdì sera, di quella di Ubaldi, infortunatosi a Selci, S.Benedetto scende in campo con una formazione sinora quasi inedita, con Ubaldi, appena recuperato e non al cento per cento, nel ruolo di opposto, e Di Giacomo, per la prima volta titolare dopo il brutto infortunio di metà novembre, di mano.

Messi alle strette da una situazione di emergenza, i ragazzi di Ciabattoni rispondono alla grande, dominando dall’inizio alla fine l’incontro.

La prima fase del primo parziale è l’unica caratterizzata da un certo equilibrio. Una prima svolta giunge sul 10-11 Bacci: S.Benedetto, con Mancini in battuta , inchioda i toscani sulla P1 per cinque punti consecutivi, anche grazie all’ottimo servizio del capitano (che chiuderà con quattro ace), portandosi così sul 15-11. I ragazzi di Ciabattoni vengono raggiunti sul 17 pari, ma ancora con la battuta escono dal momento non facile, questa volta grazie a Di Giacomo che conquista due servizi vincenti consecutivi. La Bacci a questo punto molla e i rossoblu possono chiudere sul 25-19. Dati alla mano, è proprio la ricezione a far la differenza in questo set, con l’Affittitalia quasi al 50 per cento di perfetta e nessun errore contro l’8 per cento avversario condito da quattro errori punto.

Nel secondo set, i sambenedettesi partono subito molto decisi. Il 7-2 iniziale stronca subito le velleità dei toscani, che non riescono mai a rientrare in partita. I padroni di casa registrano in maniera più precisa anche il muro, fondamentale nel quale conquistano tre punti, a fronte di uno spazio vuoto in tabellino nel primo parziale. Migliora ancora la ricezione, e l’attacco ne risente positivamente, con Ubaldi, nonostante il poco allenamento effettuato in settimana, in grande spolvero (8 punti e 89 per cento solo nella seconda frazione). Il vantaggio dei marchigiani sale sempre più, fino a un massimo di undici punti (17-6), finché il set viene chiuso sul 25-15 da Serafini, nuovamente titolare al posto di Faraone.

Anche nel terzo set, S.Benedetto procede sul velluto, soprattutto nella seconda parte del parziale. I toscani tengono il campo fino all’11-10, poi il break decisivo per l’Affittitalia arriva di nuovo sulla battuta di Mancini, di nuovo sulla P1 avversaria, e conduce le due squadre all’ultimo time-out tecnico con un divario di sei lunghezze. La partita finisce virtualmente qui, con i rossoblu che gestiscono senza problemi sino al 25-16 conclusivo, che vale il 3-0, i tre punti, e il titolo di campioni d’inverno.




domenica 24 gennaio 2010

Campioni d'inverno!

Siamo campioni d'inverno!!
La settimana si chiude con due buone sorprese: la prima è proprio la nostra, settimana difficilissima, solo fino a giovedì non si sapeva chi avrebbe potuto giocare e chi no; si profilava un trittico di ali "Ricci-Kempes-Werner (opposto..)" dall'evidentissimo peso offensivo...
No, beh, non esageriamo, comunque vero è che le varie condizioni fisiche e di salute hanno condizionato pesantemente anche questa settimana, a partire dagli allenamenti. Con Baldasseroni stazionario, almeno il punzecchiante Di Giacomo è stato visto in grande, tangibile ripresa sera dopo sera, confermando la proprie condizioni nella partita di ieri.
Speriamo che tutto ora cominci ad andare in questa direzione.
L'altra sorpresa è quella di Selci, che invola un punto all'armata Jesi consentendoci di recuperare il primo posto e di laurearci (così si dice) campioni d'inverno. Mi direte, conta poco, quel che è importante è essere campioni in primavera, e non potrei essere maggiormente d'accordo. Però intanto siamo di nuovo primi, e avremo 3 scontri diretti su 4 al ritorno in casa. Non male.
L'insida del girone di ritorno? Fra le altre contingenze possibili, secondo me le 5 trasferte toscane. Il tris fiorentino (Bacci compresa, e con una Jumboffice in rapidissima salita, fra non molto considereremo "scontri diretti" anche gli incontri con questa formazione), Prato, e la meravigliosa Siena (consentitemi lo slancio affettivo).
Ora pausa, auguriamoci di recuperare ben bene i malati e gli infortunati (senza averne di nuovi!!!), se coppa Marche sarà giochiamoci al meglio questa semifinale, la vittoria è sempre la vittoria ed è giusto tendere verso di essa in ogni occasione.

venerdì 22 gennaio 2010

Lottiamo!!!

Bene.
Il momento non è certo dei più facili.
Sconfitta a Selci, la sconfitta, diciamolo, delle occasioni perdute (avanti 2-1 17-12; minimo 5 match point in totale di cui almeno 2 per chiudere 3-1; due match point giocati con ricezione avversaria negativa e palla oltremodo scontata, sprecati; se non sbaglio anche un contrattacco che valeva la vittoria sbagliato). Primo posto al momento ahimé smarrito, a favore di Jesi, a pari punti rispetto a noi come classifica, ma con più partite vinte. Baldasseroni che non accenna a migliorare. Ubaldi che, ci mancava pure lui, si fa male.
Insomma, il girone di ritorno sfocia in un mare non dei più tranquilli.
E' proprio ora, però, che bisognerà dare quel qualcosa in più, quel qualcosa che forse potrebbe essere decisivo, che potremmo ritrovarci a fine campionato e che, ora come ora, potrebbe darci quella spinta necessaria a rialzarci, ad andare avanti con rinnovato vigore. Aspettando tempi migliori.
E quel qualcosa, bisogna cominciare a darlo domani.
Ah! Non posso non citare la fantastica merenda tra i monti della trasferta umbra, con le meravigliose crostate preparate dai Faraone (che ringraziamo!) ad allietare il nostro momento di pausa.
Non fate che, visto che non hanno portato bene, le crostate non si preparano più!!!

giovedì 14 gennaio 2010

Ancora qui

Molto bene. Quasi un mese senza aggiornamenti. E che dovrebbe dire un povero blog che si vede dimenticato per così tanto tempo, in un periodo, fra l'altro, di eventi anche importanti che potevano riempire le sue pagine?

Sicuramente, dovrebbe rimproverare l'autore. E chiedergli di seguirlo, di alimentarlo: di renderlo sempre attivo e interessante. 
E l'autore?

L'autore beh, l'autore certamente dovrebbe chiedere scusa ai lettori, pochi o molti che siano.

Detto questo: quante cose accadute dall'ultimo post!! La trasferta di Grosseto! Non ci crederete ( ma poi perché no?), ma la bozza era stata scritta...
"... Ricorderei invece la neve, il biancore, il candore che ha accompagnato il nostro viaggio un po' come il vento accompagna un bimbo che corre sulla riva. [...] Certo che è veramente splendido passare in mezzo alle strade di montagna e rimirare quelle immense distese bianche. Sostituite poi, nelle zone assolate, più avanti,  da erbe verdi e giovani ruscelli dalle acque fresche e fluenti, quasi un paesaggio primaverile. Ma li avete i visti i due cavalli al pascolo lì, vicino alle rive? Forse in pochi. Molti dormivano, peccato.
E' che la neve, soprattutto nella sua vastità, e nella sua bianca uniformità, riesce a dare una sorta di dignità, di nobiltà alla solitudine dell'uomo. Ci pensavo guardando fuori dal finestrino, sabato mattina."


Questo solo per recuperare almeno uno dei concetti che avevo pensato di pubblicare.

Dopo Grosseto, avrei potuto narrare dal mio punto di vista la cena di Natale, nella quale è stato splendido vedere tutte le squadre Mail Express e Truentum (parenti compresi) riunite, purtroppo non in un'unica sala, ma comunque riunite. Ci è mancato purtroppo il - previsto!! Non da me - karaoke, è che mi aspettavo che la serata fosse più lunga, quindi immaginavo che lo show iniziasse più tardi.
Dobbiamo tagliar corto, per cui penso sia tempo di passare al match con Firenze.
Un match iniziato secondo me non con i migliori auspici. La settimana era stata difficile e affrontata forse non nel migliore dei modi (evviva la litote e l'eufemismo, e la litote eufemistica).
E invece ce l'abbiamo fatta. Non a vincere, no, non è quello l'importante. Ce l'abbiamo fatta a trasformare premesse mediocri in una prestazione strepitosa. Ma ve lo ricordate il primo set?! 24-11 contro la seconda in classifica non è da tutti i giorni. Una seconda in classifica (nominiamola pure, ebbene: Firenze) ingabbiata, soffocata, da noi resa incapace di esprimere il suo ottimo potenziale.Ho visto una squadra dominare dall'inizio alla fine. Salvo sprecare sei set point di fila per un calo di adrenalina, ma in fondo che cosa cambia. Ho visto una delle due squadre volare, l'altra rimanere a terra e annaspare. Questo ho visto. E in una partita così importante non è poco.
Per la cronaca della partita rimando all'altro articolo, uscito sul sito ufficiale e su volleyball.it
Promettendo a blog e lettori di dare attenzioni costanti a questo luogo (lo voglio chiamare così) da qui almeno alla fine della stagione.