Stavo per esordire dicendo "siamo tornati alla vittoria!". E, artisticamente, potrei concludere il mio brano qui.
No, non lo farò. Però insomma, fate pure viaggiare il vostro pensiero fra mille percorsi e associazioni, spesso dalle frasi più brevi nascono i ragionamenti più complessi e più elaborati. Pleonasmo inutile.
Voglio subito dire una cosa, così Flavio è contento e io sono sicuro di ricordare: il secondo arbitro mi ha defenestrato trenta secondi prima della partita, facendomi spostare forzatamente dall'angolo dietro la zona di riscaldamento alla parte opposta - mi sono fermato a lato della porta da calcetto: menomale, altrimenti non avrei realmente sopportato l'orrenda, fastidiosa trombetta (che poi era a pedale?!) di alcuni dei tifosi locali. Tifosi bravi e corretti che hanno sostenuto la propria squadra fino alla fine: ma con una fastidiosa trombetta. Fastidiosissima, un suono oscenamente acuto, penetrante in stridula guisa, e sgradevole, e straziante nei deploranti timpani di chi aveva la sfortuna di starle vicino. Me, in questo caso, ma meno di quanto avrebbe potuto essere. Se i tifosi di Castelferretti leggono, prendete queste righe in maniera simpatica, l'intento è solo quello: ripeto, voi siete stati impeccabili come sostenitori, e non ho sentito fra l'altro una parola né niente "contro" (gli avversari, noi in questo caso), ma tutto sempre solo a favore (vostro, ovviamente). Nulla da dire se non bravi!
Ok, detto questo, di nuovo potrei chiudere qui. Vorrei invece solo sottolineare una nostra prima resurrezione. Sarà Giacinto, tornato in panchina? Ma non parlo di scaramanzia né niente, dico invece che la presenza del nostro Arkanoid, dopo circa un mese di assenza forzata, è comunque un simbolo, un simbolo di speranza che le cose stiano cambiando, che si stiano rimettendo a girare nel verso giusto. Sì, odo diversi commenti in lontananza, molti di voi davanti agli schermi staranno borbottando svariate risposte, ma è comunque un'affermazione che mi sento di fare, che sottoscrivo e che sottoscrivo insieme alla parola speranza. Ecco, Giacinto in panchina somigliava alla parola speranza. Come la fanciulla silenziosa di Neruda somiglia alla parola malinconia.
Finalmente: dopo l'ennesima brutta partenza, stavolta durata solo pochissimi minuti, una squadra ritrovata, un gioco fluido, deciso, privo di sbavature, un gran numero di muri (novità, quelli non li facevamo quando andavamo bene all'inizio), una battuta più incisiva, individualità incontenibili: e quell'impressione di superiorità allo spingere sull'acceleratore che mancava da un bel po', e che torna ad essere netta, pungente. E dannatamente piacevole. Senza, sempre, adagiarvisi: è molto fragile, instabile, non riesce a reggere il peso di nessuno. Neanche il mio, forse, ed è un peso diciamo bassino rispetto all'altezza (ma sto crescendo, ho raggiunto in questi giorni il mio record positivo e non dico qual è. Anche se durante le sedute pesi perdo sempre minimo un chilo. Poi lo recupero. Dite "chi se ne frega". Avete ragione...).
Manca ancora secondo me quella vera forza di squadra che non c'entra nulla con tattica e tecnica, ma investe solo la sfera dell'emotività, della grinta, dell'unione del gruppo, e che, impalpabile ed eminentemente interiore, si estrinseca tangibilmente in gesti, voci, sguardi, avvicinamenti e quanto altro, che non sto qui a descrivere nel dettaglio ma che comunque tutti capiamo al volo e che sono - forse: forse no - universali ed elementari, e che ancora vedo poco fra noi. Ieri, secondo me, di più, anche se Ermando nega ed è ancora insoddisfatto di questo specifico aspetto. Io ne sono convinto: cresceremo anche e soprattutto qui, e allora saremo veramente una forza inarrestabile.
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