martedì 17 novembre 2009

RUTILANTI (prima parte)

Non potrei fare altrimenti: intitolo il pezzo con l’aggettivo-tormentone di questo inizio stagione. Rutilanti.
Rutilanti, perché questa volta lo siamo stati.
Rutilanti, perché siamo andati a vincere in un campo difficilissimo contro una delle corazzate del girone.
Rutilanti, perché nonostante le mille difficoltà, gli infortuni, le influenze, le polmoniti, questo, quell’altro, siamo andati a giocare una grande partita e non solo abbiamo vinto, ma lo abbiamo fatto per 3-0.
Rutilanti.
Fiammeggianti, risplendenti. Rifulgenti. Sfolgoranti. Scintillanti. Sfavillanti. Più semplicemente, strepitosi. Abbiamo avuto la rapidità della saetta, la potenza del tuono. Siamo stati un uragano travolgente, di quelli che nascono e sembrano un’acquerugiola, poi si trasformano in cicloni.
Che partita, ragazzi, e che esperienza. Bisognerebbe quasi cominciare dall’inizio a raccontarla: lo farò, nonostante una impresa così straordinaria non meriti una tale banalità.


Tutto era cominciato con l’appuntamento al Papillon.
Sabato, ore 15. Ci accolgono due pulmini da 9 posti, uno di tonalità blu-violacea, l’altro bianco variopinto di policromi ghirigori sulla fiancata. Tonino, giunto sul primo di essi, cambia e si pone alla guida del secondo, con Flavio come spalla e sostituto; dall’altra parte, il ds Regolone.
"Colfiorito!! Di fare l’autostrada mi rifiuto, io non la faccio, piuttosto vado da solo, ci dividiamo", queste le parole di Tonino, la cui scelta sembra avere la meglio. La suddivisione fra i due mezzi risulta essere questa: con Tonino (pullman bianco a ghirigori policromi) Zag Machine, Uba-Uba, Giacio, Maurizio "Luciano Moggi/ mr.450" Faraone; con "Mago Oronzo" Regolo: Ciab, Werner Franz, "put it there" Kempes, il "presidente" Serafo Serafini, Sir Hermand Ricci, Ciancissimo "Spigolakis", e Luiss "Lupin" Piccirillo (su, non dirmi che non ti han mai detto che ricordi Lupin III, non ci credo). La coppia Masini (ossia Mancio e Medori) e Baldasseroni nella macchina di quest’ultimo.
Si parte, e, giunti nei dintorni di Muccia, ci si comincia a rendere conto che stiamo vivendo una Odissea. Con la differenza che Ulisse (che in fondo se la cercava) tornava dalla guerra, noi invece in battaglia ci stiamo andando. Si passa dalle Marche all’Umbria, e a Perugia ci coglie un traffico indicibile che ci costringe a passo d’uomo, mentre la radio per la decima volta ci informa delle stesse notizie, e ci racconta dell’onorevole sconfitta dell’Italia del rugby contro i "tutti neri" (sì.. hanno detto proprio così...) della Nuova Zelanda, terminata dopo una cinquantina di minuti di recupero -ascoltati in diretta, rigorosamente - nei quali l’Italia non riesce ad andare a meta neanche con l’ausilio del prossimo venturo Babbo Natale. Il viaggio sembra non finire mai: ci manca solo che, all’autogrill, non spunti fuori qualche maga Circe, magari travestita da cassiera, trasformandoci in porci (Cosa? Lo siamo già?). Tutto questo fra le proteste di Serafini, che si picca di non aver ottenuto la sua sosta ideale da una signora che fa i salami al tartufo e robe nostrane varie.
Ma si continua ad andare avanti; si passa lentamente in Toscana, e, ad ogni chilometro, la meta sembra più lontana; è come se qualche gigante (forse Polifemo?) abbia stirato l’Italia come se fosse pasta fatta in casa, non si capisce più dove stiamo transitando; ad un certo punto finiamo in un bosco solingo e fitto, qualcuno dice che siamo nelle vicinanze dell’indimenticabile Frittole, e si comincia a credere che a un certo punto qualcuno ci fermi e ci dica "Chi siete? Cosa portate? Sì ma quanti siete? Un fiorino". Qualcun altro sarebbe pronto a giurare di aver visto Leonardo da Vinci con un mazzo di carte da scopa in mano e il progetto di un treno davanti a sé.
Però lo si sente, stavolta quasi ci siamo: usciti dal bosco, ci imbattiamo in una suggestiva chiesa medievale di mattoni crudi; ci passiamo davanti una, due volte, poi la costeggiamo dal retro, abbiamo sbagliato di nuovo strada. Ma è l’ultimo intoppo: finalmente il cartello "Tirrenia" appare a salvare le nostre spossate membra, ed eccolo, come un miraggio nel deserto, l’hotel Riviera Blu.
Incredibile, siamo arrivati, e si può scendere. Sono passate 6 ore e 10 dal ritrovo al Papillon. La pacchia però dura un minuto circa, non di più: poi, ci dicono che dobbiamo risalire immediatamente sui pulmini, per recarci al ristorante. Sono tentato di dire "no, io lì non ci rimetto  piede, preferisco il digiuno", ma in fondo è meglio rifocillarci. Tanto più che il viaggio stavolta è veramente breve. Il Gulliver ci aspetta.
Risparmio il racconto della cena, da segnalare solo l’episodio "riso bianco - riso ai funghi - riso al Tartufo", dopodiché si torna in hotel per il meritatissimo, agognato riposo.
Le camere rispecchiano le coppie del riscaldamento, con l’egrotante Mr.Ciab che va in singola per non contaminare nessuno, Regolone nella 209 con Franz Werner, e la premiatissima coppia dirigenziale Tonino-Flavio davanti a loro. "Colfiorito! L’autostrada mai, piuttosto vado da solo...", queste parole ci risuonano in mente...
Lì, giusto il tempo di collegarsi al web per informare i tifosi su facebook, per renderli partecipi del nostro viaggio, del nostro arrivo, della nostra sistemazione. Poi, a dormire, siamo veramente stanchi.
Credo tutti ricorderemo due o forse tre cose di quella notte: il materasso (ognuno lo definisca come meglio crede); il caldo; e il respiro cadenzato, ripetuto, intermittente ma incessante, dell’impianto di riscaldamento, che ci dà pace ogni tanto per qualche secondo, illudendoci di un riposo acustico che puntualmente si rivela fittizio e prettamente transitorio. E vorrei sapere se qualcuno quell’impianto lo ha chiuso prima di dormire (io l’ho fatto la mattina dopo...).
Fatto sta, la notte passa abbastanza tranquilla. Respiro permettendo. 


continua...














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