venerdì 20 novembre 2009

RUTILANTI: terza parte

Di nuovo glisso sul pranzo: giusto il tempo di ricordare il ritardo del gruppo messa che si perde per strada, ma di questo ho già detto. Il pasto è chiaramente molto più sobrio rispetto alla sera prima, classico pranzo d’atleta, veniamo comunque accolti con cordialità e ce ne andiamo soddisfatti. Si torna in albergo e lì, senza camere a disposizione, ci si riposa come si può. Io mi piazzo in solitaria nelle poltroncine della sala lettura - internet point, e leggiucchio un libro di Sepùlveda che trovo nella piccola biblioteca lì presente; la premiatissima, poco distante, giace nella Hall (beh, giace nel senso che si rilassa, si adagia...), Tonino si profonde nella risoluzione di alcuni cruciverba; molti dei giocatori scelgono i pulmini come luogo di relax, altri la sala tv. Si passa come si può il tempo a disposizione, poi, verso le 15.30, ci si avvia al campo da gioco. Stessa strada del mattino, minori sensazioni di pace: un po’ per l’orario, un po’ perché ora si pensa davvero alla partita.
Giungiamo al Palacus con largo anticipo, mancano circa due ore al match. Io e Zag Machine cerchiamo di raccapezzarci con le mille linee del campo; poi, tutti insieme, ci abbandoniamo sulle panchine dei corridoi come fossimo alla stazione ad aspettare qualche treno in ritardo. E forse lo stiamo davvero aspettando: è il treno dei nostri sogni di vittoria, quello che vorremmo ci portasse a mettere a frutto il lavoro svolto, a tornare da quella trasferta col sorriso sulle labbra.
Siamo davvero in anticipo.
Il campo è buio, deserto.
E’ in quel momento che, potentemente, sento per la prima volta l’attesa della partita.
Palpabile, ansante, pregna di quell’emozione tipica di un match veramente importante.
La sento nel silenzio dell’enormità della palestra. Nel suo silenzio, nella sua solitudine, nella sua penombra. Quel luogo sembra in quel momento una enorme bocca dormiente pronta a inghiottire, di lì a poco, tutti i suoni, le scintille, i moti di una eccezionale ribalta. E’ una sensazione fantastica, piena di sospensioni, di orgogliose incertezze, di fiera partecipazione.
Quella sensazione si ripeterà non molto dopo, al progressivo gremirsi degli spalti del Palacus. Un gremirsi visivo e acustico insieme, un brulicare di corpi, di teste, di colori, che salgono, scendono, che vanno indietro, avanti, e che sai che sono lì per il tuo stesso motivo, che hanno desideri di segno uguale e contrario rispetto ai tuoi. Centinaia di occhi pronti a osservare, di mani pronte ad applaudire, trombette, tamburi pronti a far echeggiare le proprie voci d’incoraggiamento per la squadra di casa. La squadra che non è la tua, sai che quelle centinaia di occhi saranno, per un paio d’ore, tuoi avversari, e però senti un rispetto, un senso di comunione nei loro confronti, difficile da spiegare.
Sono due immagini altamente contrastanti, eppure esprimono la stessa emozione, la stessa tensione, gli stessi desideri che senti vorticare nel petto, nel ventre, senza sosta.
Trovo con fatica una sistemazione idonea per PC, telecamera, stampante; intanto il riscaldamento non solo è iniziato, ma sta già per terminare. Le squadre, ben prima del fischio arbitrale, si portano già tutte sulla riga di bordo campo, segno che sono pronte, non solo, che hanno una gran voglia di entrare sul terreno di gioco e sfogare la propria determinazione, la propria voglia di vincere.
Si parte: e Pisa, per un po’, mette paura. I giallo-neri sembrano invasati, tengono bene la ricezione, murano, difendono, contrattaccano dappertutto, servono bene anche in salto. E guadagnano ben presto 4-5 punti di vantaggio.
Ma è solo l’inizio: giusto il tempo di registrarsi un pochino, di prendere le misure, di far valere tutto il nostro potenziale, ancora sopito come un drago addormentato in una caverna in mezzo alla neve. Poi, siamo noi a cominciare a sputar fuoco, e per Pisa sono dolori. In un battibaleno ribaltiamo il punteggio, i padroni di casa comunque tengon botta, non demordono. Dal 20 pari, sale in cattedra il grande Medori con due muri quasi consecutivi che valgono due break point praticamente decisivi; Mancio serve bene e manda in tilt la fallosa ricezione pisana; Baldasseroni, implacabile, chiude il set sul 25-22. Il primo passo è fatto, è nostro.
Si riparte, e di nuovo è Pisa a comandare. Di nuovo 8-4 al primo tecnico. Ma si ripete la melodia del primo set, non ci mettiamo molto a controbattere, l’impatto arriva sul 13-13. Poi, le Parche tessono il lungo filo dell’equilibrio che dura fino al 21, dopodiché Piccinetti sbaglia la pipe, e il Mancio, su palla contestata dai padroni di casa, gioca sulle mani alte e, come avrebbe fatto Atropo, recide definitivamente quel filo, Pisa soccombe nuovamente, 23-25.
Il terzo parziale inizia con una tegola: Di Giacomo, in un contrasto a muro, si infortuna piuttosto gravemente, e deve lasciare il posto a Uba-Uba. Molto bello il gesto di tutto il pubblico, che richiama all’unisono a gran voce l’attenzione degli arbitri che non si erano avveduti del nostro giocatore a terra.
Il nostro beacher entra bene in partita con alcuni attacchi poderosi. E questa volta partiamo meglio.
Poi, due episodi in qualche modo di segno opposto.
Il primo: sul 9 pari, la rete, così, senza alcun intervento di nessuno, a gioco fermo, senza che nessuno la sfiori, crolla. Salta probabilmente un gancio, e la partita si interrompe. Sono sicuro, molti staranno pensando “ora perdiamo 3-2”. Per fortuna, il problema viene risolto e il match riprende senza una eccessiva interruzione.
Subito dopo, alla prima azione nostra di cambio palla, il secondo aneddoto: la ricezione è negativa, Medori si tuffa, palla sui 5 metri circa, P1. Baldasseroni da posto 4 (anzi 7) cadendo all’indietro tira lo stesso l’attacco. La sfera cozza sul nastro, vi si arrampica, vi indugia sopra, sembra come riflettere; poi (e qualcuno riconoscerà queste parole) un qualche istinto la porta a cadere nel campo pisano, imprendibile.  E’ forse il Fato che la consiglia, fatto sta che in quel momento qualcosa ci dice che sì, le cose girano nel verso giusto, qualcosa ci dice che quella sera la sorte è con noi (con Giacinto un po’ meno…), che quella sera probabilmente faremo festa. Sic volvere Parcas.
Tentiamo allora l’allungo, e si va sul 18-14 a nostro favore. Forse, abbiamo ipotecato l’incontro.
Macché. Pisa non ci sta, i suoi tifosi l’acclamano, la sostengono fino alla fine, sempre con la massima correttezza, con entusiasmo, con passione. E, tutti insieme, guadagnano prima il pareggio, poi addirittura il sorpasso.
Qui, un nostro nuovo capolavoro.
Un capolavoro di personalità, prima di tutto. Di fiducia, di esperienza, di consapevolezza delle proprie possibilità. E, ovviamente, di tecnica (fondamentale) e di tattica.
Senza scomporsi, in un ambiente infuocato, i ragazzi conquistano immediatamente il cambio palla (21-21), poi Pisa sbaglia l’attacco successivo, poi Mancio serve salto-float e fa ace. 23-21 per noi, e ora per i padroni di casa sono guai. Si va 24-22, accendo la fotocamera e vado con la telecronaca filmata di un possibile trionfo; Serafo sbaglia la battuta, continuo imperterrito a riprendere e commentare, Baldasseroni poi sigilla con un mani-out la meritata, secca vittoria: è 3-0, signori, è un lungo grido, un messaggio preciso, è, come dirà Ermando nell’intervista del dopopartita, una bella “spallata al campionato”. La gioia può esplodere, siamo a +5 anche se abbiamo tante inseguitrici più vicine, oggi però abbiamo compiuto una impresa, ce l’abbiamo fatta, abbiamo scelto e abbiamo scelto bene, in tutti i momenti della nostra avventura, a cominciare dalla partenza il sabato, eravamo più freschi e lo si vedeva; abbiamo dimostrato compattezza, freddezza, solidità, equilibrio, determinazione; abbiamo messo una pietra importante sul nostro cammino, una, sì, sempre e pur sempre una, che ovviamente non basterà a costruire la nostra Cattedrale di vittoria, la vittoria di un campionato che tutti vogliamo conquistare. Non basterà; ma sappiamo che, anche per la più imponente delle costruzioni, ogni pietra è indispensabile: questa, deve costituire un decisivo punto di partenza, deve concludere quelle fondamenta che abbiamo iniziato a edificare in questo inizio di campionato, e sulle quali ora dobbiamo proseguire ad innalzare i nostri sogni.











RUTILANTI: seconda parte

La mattina ci si sveglia sereni. Apro la porta e mi trovo la premiatissima coppia che sta dialogando sull’uscio della camera. Un po’ come in un romanzo giallo o sua trasposizione cinematografica in cui si perpetra qualche delitto fra i corridoi di un albergo. E loro sono due dei sospetti. Chissà cosa confabulano. Flavio, comunque, sta per scendere, Tonino rimane in camera, forse deve terminare di recitare il rosario. Flavio racconta gli sproloqui del suo compagno di stanza nel sonno, "ora pro nobis" e quanto altro, e i suoi "Allelujah" mattutini, non procedo oltre negli aneddoti e lascio stare i falsi nomi e tutto il resto.
Scendo anche io, già a tavola la famiglia Bianconi, che ho dimenticato sinora di citare ma che ci ha calorosamente accolto la sera prima all’arrivo dopo l’Odissea, Mr.450 "Luciano Moggi" Faraone, Baldasseroni, Ermando. Gli altri arrivano dopo, pian piano. La colazione è ricca, ci sono cornetti, dolci, pani di vario tipo, burro, marmellate, miele, succhi di frutta, cappuccini, caffè, e anche salato all’inglese (prosciutti, formaggi e vari alimenti di cui non credo nessuno usufruisca). Gli ultimi a scendere sono Mancio, Kempes e Zag Machine, che anzi si fa portare la colazione da Serafini in camera.
Intanto il resto della truppa prepara l’escursione in quel di Pisa: obiettivi, la presa di visione del campo in cui si giocherà, e una gita turistica a Piazza dei Miracoli, patrimonio dell’umanità.
Decidono di partire: Regolone "Mago Oronzo" Re, Ciabattoni, Werner, Lupin III, Kempes (che causa il ritardo della comitiva attardandosi a fumare in maniche corte nel freddo dell’autunnale mattino toscano), Serafini, Ricci, Faraone 450, e la premiatissima, da sola nel pulmino a ghirigori policromi. Prima, però, una scomoda, ma in fondo attesa e prevedibile, notizia: dobbiamo sgombrare praticamente subito le camere. Per molti nessun problema, chissà invece cosa ne penserà Zag Machine, che sicuramente intendeva rimanere a letto sino all’ora di pranzo.
Comunque, presto fatto, almeno per quanto riguarda la comitiva turistica. Si carica tutto nei due autoveicoli, e si parte. Un po’ laboriosamente, e forse un po’ tardi, ma si parte.


Ci attende quasi subito una estesa campagna umida e pianeggiante. La percorriamo fendendola nella sua lenta vastità. La percorriamo: e appare tutta intrisa di un senso di tranquillità malinconica, di diffusa, pacata solitudine. Di tanto in tanto, qualche ciconiiforme purtroppo non meglio identificato plana lieve sull’erbe umide; e il suo volo, e la sua stessa presenza, ci dicono che siamo entrati in un’altra dimensione, in un ambiente che non è il nostro e che è bello esplorare. E forse ritorna quella sensazione di passato, di incontaminazione avuta la sera prima nel bosco.
Ripassiamo nuovamente di fronte alla chiesa notata alla fine del viaggio del sabato. Questa volta però sappiamo bene dove siamo e dove stiamo andando.
L’improvviso colpo d’occhio del grande Arno ci coglie nella sua regalità quasi immobile. E’bello costeggiarlo, fiancheggiare il suo lento fluire per poi sparire dietro una qualche curva. Ma ormai ci siamo davvero, eccola, Pisa, prima nella periferia, poi, sempre più verso il centro, verso la storia, l’arte. Eccola, improvvisa: la torre ci fa capolino da una serie di arcate che ci lasciamo troppo presto alle spalle. Forse però è anche meglio così: una ghiotta, fuggente, anticipazione che aumenta il desiderio di immergerci nella contemplazione delle bellezze della città. Prima, però, via Napoli (Napoli? O sbaglio?). Destinazione, centro sportivo universitario. Niente male, ci accoglie una grande struttura ampia ed erbosa con svariati campi, punti-ristoro, e quanto altro. Entriamo piano in palestra, e ci troviamo di fronte uno strano spettacolo. Un luogo enorme e probabilmente molto dispersivo, larghissimo, c’entreranno 3 o 4 campi da pallavolo lì dentro; a fronte di questa esagerata dimensione, un’altezza davvero insufficiente, soprattutto per la presenza di travi e cavi per le tende divisorie posti qualche metro sotto il soffitto vero e proprio. Non sarà facile ambientarsi, ci aspetta un match veramente duro in tutti i sensi. E’ in corso intanto il riscaldamento di una partita under 16 maschile.
Ma a questo punto è inutile soffermarci qui: si ritorna sui pulmini, e via per Piazza dei Miracoli. Si parcheggia nei pressi di un benzinaio, due passi, l’attesa cresce, ed eccoci finalmente. Imbocchiamo la piazza dal lato della Torre: mentre ci avviciniamo, dunque, essa accoglie, forse conta, i nostri passi, chiamandoci a sé benevola come probabilmente fa da secoli e secoli con milioni di turisti. Ma mi piace pensare che in quel momento noi siamo visitatori speciali.
Varchiamo infine il cancello che delimita la piazza. Tiro fuori immediatamente la macchina fotografica e giro subito un video: è un istante che va assolutamente immortalato. Kempes saluta col suo solito abnorme sorriso che gli esalta la solida mascella; Luiss chiede fotografie sotto la torre; pardon, Lupin III; Ermando lamenta l’insensibilità di chi ha deciso di rimanere in albergo anziché godere di tanta bellezza (la parola d’ordine è: "canalizzare"...).
E’ lì, la Torre, è vera, è viva: dunque, non esiste solo in cartolina o in foto, si direbbe invece quasi fatta di carne e ossa, si direbbe dotata di secolari occhi che chissà quante ne avranno viste; si direbbe dotata d’un’anima, d’un pensiero proprio, d’una saggezza antica e perseverante. E d’altra parte dev’esserlo, perseverante, se resiste in quella posizione da così tanti anni senza mai crollare.
Lo spettacolo è veramente notevole, ci accolgono in rapidissima successione anche il Duomo e, più avanti, il Battistero del Pisano, il tutto circondato dal celebre prato, a dir la verità ormai un po’ deteriorato, come adusto, e meno verde del solito.
Ci si scatena con le foto: Ermando troneggia statuario campeggiando sull’azzurro del cielo e sulla maestà inclinata della Torre; poi, come nel più classico dei cliché, butta le mani avanti a sorreggere le sue 14mila tonnellate. Anche Lupin lo fa, ma con la testa: il risultato è decisamente rimarchevole. Io mi autofotografo come posso; e c’è spazio anche per le istantanee di squadra, alcuni di noi rischiano un crampo per pendere verso sinistra, ma va bene così.
Intanto, si comincia a fare tardi: è l’ora della messa, e Tonino si tira dietro in Duomo Flavio e anche Ermando. Gli altri si disperdono tutti in un soffio: chi va a comprare souvenir, chi gira attorno alla Piazza, chi finisce disseminato chissà dove. Decido di andare in solitaria ad ammirare da vicino il battistero del Pisano (e lì incontro Mr.Ciab), poi visito lo splendido interno della chiesa; una volta uscito, ritrovo finalmente alcuni dei compagni, Kempes è vicino ad uno dei cavalli delle carrozze della Piazza, nessuna migliore occasione per fotografarlo in compagnia della simpatica, mansueta bestiola. Ci si riunisce, in parte, e, questa volta in gruppo, si torna all’interno del Duomo; nel tragitto, incontriamo la famiglia Bianconi, anch’essa in visita turistica.


Ma è tempo di andare: nel frattempo, sono arrivati Giacio, Uba-Uba, il fisio appena giunto in Toscana, e forse qualcun altro che non ho occasione di vedere.
Noi dobbiamo tornare in albergo: l’appuntamento per il pranzo si avvicina e non possiamo tardare. Abbandoniamo dunque con un po’ di rammarico la splendida Piazza dove abbiamo trascorso una mattinata così serena; e lasciamo lì, con gli ultimi arrivati, anche la premiatissima (ancora a messa) ed Ermando: arriveranno a tavola in ritardo dopo essersi perduti nelle campagne dell’alta Toscana.












martedì 17 novembre 2009

RUTILANTI (prima parte)

Non potrei fare altrimenti: intitolo il pezzo con l’aggettivo-tormentone di questo inizio stagione. Rutilanti.
Rutilanti, perché questa volta lo siamo stati.
Rutilanti, perché siamo andati a vincere in un campo difficilissimo contro una delle corazzate del girone.
Rutilanti, perché nonostante le mille difficoltà, gli infortuni, le influenze, le polmoniti, questo, quell’altro, siamo andati a giocare una grande partita e non solo abbiamo vinto, ma lo abbiamo fatto per 3-0.
Rutilanti.
Fiammeggianti, risplendenti. Rifulgenti. Sfolgoranti. Scintillanti. Sfavillanti. Più semplicemente, strepitosi. Abbiamo avuto la rapidità della saetta, la potenza del tuono. Siamo stati un uragano travolgente, di quelli che nascono e sembrano un’acquerugiola, poi si trasformano in cicloni.
Che partita, ragazzi, e che esperienza. Bisognerebbe quasi cominciare dall’inizio a raccontarla: lo farò, nonostante una impresa così straordinaria non meriti una tale banalità.


Tutto era cominciato con l’appuntamento al Papillon.
Sabato, ore 15. Ci accolgono due pulmini da 9 posti, uno di tonalità blu-violacea, l’altro bianco variopinto di policromi ghirigori sulla fiancata. Tonino, giunto sul primo di essi, cambia e si pone alla guida del secondo, con Flavio come spalla e sostituto; dall’altra parte, il ds Regolone.
"Colfiorito!! Di fare l’autostrada mi rifiuto, io non la faccio, piuttosto vado da solo, ci dividiamo", queste le parole di Tonino, la cui scelta sembra avere la meglio. La suddivisione fra i due mezzi risulta essere questa: con Tonino (pullman bianco a ghirigori policromi) Zag Machine, Uba-Uba, Giacio, Maurizio "Luciano Moggi/ mr.450" Faraone; con "Mago Oronzo" Regolo: Ciab, Werner Franz, "put it there" Kempes, il "presidente" Serafo Serafini, Sir Hermand Ricci, Ciancissimo "Spigolakis", e Luiss "Lupin" Piccirillo (su, non dirmi che non ti han mai detto che ricordi Lupin III, non ci credo). La coppia Masini (ossia Mancio e Medori) e Baldasseroni nella macchina di quest’ultimo.
Si parte, e, giunti nei dintorni di Muccia, ci si comincia a rendere conto che stiamo vivendo una Odissea. Con la differenza che Ulisse (che in fondo se la cercava) tornava dalla guerra, noi invece in battaglia ci stiamo andando. Si passa dalle Marche all’Umbria, e a Perugia ci coglie un traffico indicibile che ci costringe a passo d’uomo, mentre la radio per la decima volta ci informa delle stesse notizie, e ci racconta dell’onorevole sconfitta dell’Italia del rugby contro i "tutti neri" (sì.. hanno detto proprio così...) della Nuova Zelanda, terminata dopo una cinquantina di minuti di recupero -ascoltati in diretta, rigorosamente - nei quali l’Italia non riesce ad andare a meta neanche con l’ausilio del prossimo venturo Babbo Natale. Il viaggio sembra non finire mai: ci manca solo che, all’autogrill, non spunti fuori qualche maga Circe, magari travestita da cassiera, trasformandoci in porci (Cosa? Lo siamo già?). Tutto questo fra le proteste di Serafini, che si picca di non aver ottenuto la sua sosta ideale da una signora che fa i salami al tartufo e robe nostrane varie.
Ma si continua ad andare avanti; si passa lentamente in Toscana, e, ad ogni chilometro, la meta sembra più lontana; è come se qualche gigante (forse Polifemo?) abbia stirato l’Italia come se fosse pasta fatta in casa, non si capisce più dove stiamo transitando; ad un certo punto finiamo in un bosco solingo e fitto, qualcuno dice che siamo nelle vicinanze dell’indimenticabile Frittole, e si comincia a credere che a un certo punto qualcuno ci fermi e ci dica "Chi siete? Cosa portate? Sì ma quanti siete? Un fiorino". Qualcun altro sarebbe pronto a giurare di aver visto Leonardo da Vinci con un mazzo di carte da scopa in mano e il progetto di un treno davanti a sé.
Però lo si sente, stavolta quasi ci siamo: usciti dal bosco, ci imbattiamo in una suggestiva chiesa medievale di mattoni crudi; ci passiamo davanti una, due volte, poi la costeggiamo dal retro, abbiamo sbagliato di nuovo strada. Ma è l’ultimo intoppo: finalmente il cartello "Tirrenia" appare a salvare le nostre spossate membra, ed eccolo, come un miraggio nel deserto, l’hotel Riviera Blu.
Incredibile, siamo arrivati, e si può scendere. Sono passate 6 ore e 10 dal ritrovo al Papillon. La pacchia però dura un minuto circa, non di più: poi, ci dicono che dobbiamo risalire immediatamente sui pulmini, per recarci al ristorante. Sono tentato di dire "no, io lì non ci rimetto  piede, preferisco il digiuno", ma in fondo è meglio rifocillarci. Tanto più che il viaggio stavolta è veramente breve. Il Gulliver ci aspetta.
Risparmio il racconto della cena, da segnalare solo l’episodio "riso bianco - riso ai funghi - riso al Tartufo", dopodiché si torna in hotel per il meritatissimo, agognato riposo.
Le camere rispecchiano le coppie del riscaldamento, con l’egrotante Mr.Ciab che va in singola per non contaminare nessuno, Regolone nella 209 con Franz Werner, e la premiatissima coppia dirigenziale Tonino-Flavio davanti a loro. "Colfiorito! L’autostrada mai, piuttosto vado da solo...", queste parole ci risuonano in mente...
Lì, giusto il tempo di collegarsi al web per informare i tifosi su facebook, per renderli partecipi del nostro viaggio, del nostro arrivo, della nostra sistemazione. Poi, a dormire, siamo veramente stanchi.
Credo tutti ricorderemo due o forse tre cose di quella notte: il materasso (ognuno lo definisca come meglio crede); il caldo; e il respiro cadenzato, ripetuto, intermittente ma incessante, dell’impianto di riscaldamento, che ci dà pace ogni tanto per qualche secondo, illudendoci di un riposo acustico che puntualmente si rivela fittizio e prettamente transitorio. E vorrei sapere se qualcuno quell’impianto lo ha chiuso prima di dormire (io l’ho fatto la mattina dopo...).
Fatto sta, la notte passa abbastanza tranquilla. Respiro permettendo. 


continua...














venerdì 13 novembre 2009

Affittitalia sola al comando

Affittitalia sola al comando.

E’ un dato di fatto, una sostanza, una realtà tangibile e non opinabile. Vero è, quanto può essere significativo questo dato dopo solo 4 giornate e senza scontri diretti disputati? Sicuramente, i test importanti arriveranno, anzi, siamo molto vicini a uno di quelli maggiormente sentiti nonché insidiosi, Pisa la celebre, quanto se n’è parlato da quest’estate, ricordo ancora Mancini alla Primula.
Ma intanto ci siamo, e siamo gli unici lassù, e non era semplice arrivare a punteggio pieno a questo punto con le condizioni nelle quali abbiamo dovuto percorrere il nostro cammino, da quasi un mese a questa parte. Infortuni, dolori, acciacchi, influenze, e chi più ne ha più ne metta, allenamenti in 8-9, palestre spesso fredde, e mille altre cose. Siamo in testa, questa è l’unico fatto che conta. E intendiamo rimanerci.
Mi dispiace, non posso definire la partita di sabato “rutilante”. Tranne forse l’accesa disputa per la conquista del secondo set che ha ravvivato il match.
Ma vediamo come è andata.


Pronti, via, e, meraviglia!!! La squadra si produce in una impressionante serie di muri vincenti consecutivi. Si va 7-2 in un batter di ciglia, e ben 6 di questi 7 punti sono conquistati in questo fondamentale. I sambenedettesi sembrano gli Ecatonchiri dalle cento mani, dall’altra parte i fiorentini non sanno più cosa inventarsi per passare e provano per due volte a cambiare palleggiatore, in una Titanomachia che appare solo unilateralmente tale. Piano piano la situazione si stabilizza, almeno a livello di gioco, perdendo la straordinarietà che ha caratterizzato le primissime fasi, e che, come tale, era giusto non potesse durare a lungo. L’Affittitalia continua comunque a giganteggiare nel punteggio, 16-7, 20-12. E’ qui che entra in gioco il granitico Kempes e decide, sempre grandissimo e generoso, di regalare al pubblico qualche palpito in più. Il suo tuffo con palla in tribuna su ricezione rimane nella memoria di tutti prima che l’allenatore Ciabattoni decida che le emozioni sono troppe: meglio rimanere nella protettiva sicurezza d’un tranquillo tedio.
Ma intanto si va sul 20-17, con Baldasseroni che sbaglia in attacco e Ciancio che riceve slash permettendo al palleggiatore avversario di infilare un pallonetto lungo nell’angolo di 5. Ci pensa però Firenze a tenere salde le distanze, e con tre errori, di cui due al servizio, spiana la strada ai rivieraschi che si aggiudicano così il primo parziale.
Anche nel secondo set la partenza dell’Affittitalia è incoraggiante. Vengono ben presto acquisite 5 lunghezze di margine, mantenute per tutta la fase centrale: 11-6, 13-8, 17-12. Poi, S.Benedetto inizia a ruminare il proprio vantaggio, adagiandosi come un bove al pascolo. Aumentano gli errori, cala la concentrazione, Firenze invece non sta a guardare e caparbiamente capisce che è il momento di provare ad attaccare. Si arriva così prima sul 21-21, poi addirittura sul 23-24 e sono i gigliati a poter giocare la prima palla set, annullata da un ottimo colpo alto di Ubaldi (che sostituisce l’assente Di Giacomo: bravo Uba!!!). Il ribaltamento della situazione si ha con un errore fiorentino in primo tempo, da qui è tutto un provarci dei padroni di casa e uno strenuo rincorrere, un tenace appigliarsi alla partita da parte degli ospiti. Dopo 4 set point annullati, Mancini infila un doppio mani-out, il primo con un attacco tirato, il secondo in pallonetto spinto, che si traduce in un 30-28 che significa 2-0 Affittitalia, di nuovo rossoblu vincenti ai vantaggi, per l’ennesima volta dall’inizio della stagione. Qualcosa vorrà dire.
La Jumboffice però non si scoraggia. Anche dopo un set perso in questo modo e con gran dispendio di energie, Firenze continua a crederci e a provare. L’iniziale vantaggio di 4-1 è subito colmato, c’è però un bis intorno alla metà del set e questa volta le lunghezze da recuperare per S.Benedetto sono 4 (14-18). Le condizioni non facili per i ragazzi di Ciabattoni si fanno sentire, Mancini e Ciancio sono in campo da un’ora e mezza con la febbre, bravissimi ragazzi, e ciò non può non influire sulla loro tenuta fisica. Ma si continua ad andare avanti e a lottare, e si capisce che questa partita deve finire il prima possibile. Ci pensa il buon Serafini (bella partita) a suonare la carica: due muri e siamo a -1, 19-20, Mancio poi serve bene e propizia il pareggio. Non manca molto, giusto il tempo di farsi nuovamente sfuggire gli avversari anche grazie a una copertura sbadata e direi rintronata, spossata; e di riacchiapparli nuovamente, e stavolta in modo definitivo: Zagaria conquista un preziosissimo cambio palla dei suoi, poi ci pensa Baldasseroni a siglare il contrattacco che mette la parola fine alla battaglia.

 

Complimenti dunque ai nostri ragazzi: un’altra vittoria, la decima consecutiva in partite ufficiali, sempre con tre punti, e anche stavolta in condizioni veramente difficili.

E ora, tutti a far la foto sotto la torre pendente. Auguriamoci che sia una foto piena di sorrisi.





venerdì 6 novembre 2009

Serie B2M, domani al Palaspeca Affittitalia - Jumboffice Firenze

In attesa della quarta di campionato, l’Affittitalia Samb si gode il suo primo posto. Tre partite giocate, fra cui due trasferte, nove punti in classifica, e una convivenza in vetta con due formazioni toscane, la Teseco Pisa e il Firenze Volley.
Nonostante l’ottima posizione in graduatoria, però, la situazione per i sambenedettesi non si presenta affatto scevra di problemi. Il capitano Mancini, infatti, soffre ancora di un dolore alla spalla che lo sta costringendo a delle terapie; l’opposto Ubaldi, infortunatosi sabato 24 nel match interno con la Siem Collemarino, è stato fermato dai medici e ha dovuto forzatamente rinunciare a diversi allenamenti durante la settimana; Maurizio Faraone è ancora fuori gioco a causa dell’influenza (dovrebbe rientrare oggi, ndr), così come Luigi Piccirillo; e i centrali Serafini e Zagaria non sono in perfette condizioni, l’uno per un problema alla caviglia, l’altro per una tendinite al gomito. Sono dunque giorni non facili per la truppa di Ciabattoni, che cercherà di recuperare al meglio i suoi atleti in maniera tale da affrontare nel migliore dei modi l’incontro casalingo di sabato. La squadra, nonostante le condizioni avverse, si sta comunque allenando con grande impegno per prepararsi per il weekend e per poter regalare un’altra vittoria ai tifosi. Mercoledì l’Affittitalia è stata impegnata in un’amichevole a Pescara e si è imposta sugli abruzzesi per 3-1.
Sabato pomeriggio, alle 18, arriva al Palaspeca la Jumboffice Firenze, una delle due compagini della città del giglio. Si tratta, per l’Affittitalia, di un impegno assolutamente da non sottovalutare: la formazione toscana è molto quotata nell’ambiente e, nonostante un incipit di campionato non felicissimo (solo 3 punti in 3 partite) dovuto anche ad alcune importanti assenze,  è certamente squadra valida e temibile, e potrà recitare la propria parte in un girone che si mostra sempre più arduo e qualitativo.
 L’appuntamento per i tifosi e gli appassionati è dunque fissato per sabato 7 novembre, ore 18, al palasport di S.Benedetto.

martedì 3 novembre 2009

Prima divisione femminile: il derby è dell'Affittitalia

Dopo circa due ore di vera battaglia, l'Affittitalia vince l'ambito derby di prima divisione femminile, sconfiggendo per 3-1 l'Ares in un match rutilante, caleidoscopico, oltremodo ondivago.


Le ragazze di Luigina Di Ventura si presentano all'appello sulla scia di un' ottima prestazione all'esordio in campionato, sfociata sì in una sconfitta ma comunque molto incoraggiante, anche a detta della stessa allenatrice delle biancoblu.
Parte bene l'Affittitalia, acquisendo a inizio primo set diversi punti di vantaggio; ma presto qualcosa si spezza, salta la ricezione e la barca comincia a fare acqua da tutte le parti, affondando sotto i colpi delle battute avversarie. L'Ares riesce a incamerare una serie impressionante di punti diretti senza che la palla torni mai nel proprio campo. E' una linea retta, finisce 25-17 per le padroncine di casa. Meritato. Da entrambe le parti.
Entra nel finale di set per le ospiti Marzia Martoni, allenatasi poco nelle ultime settimane e quindi tenuta in panchina a inizio gara. La giovane schiacciatrice risponde presente, e, dal secondo parziale in poi, riesce a dare una scossa alla squadra, che sembra crescere in tutte le individualità e nel gioco. Lo dimostra il punteggio, che si sovverte completamente rispetto alla frazione precedente. Questa volta, l'Affittitalia non si fa riprendere e anzi continua ad aumentare le lunghezze di margine fino alla fase finale del set, prima di patire nuovamente un preoccupante ritorno avversario, che però non si conclude: è 1-1.
Il terzo parziale è probabilmente quello decisivo, il più equilibrato, il più sorprendente, il più mozzafiato. Si viaggia in sostanziale equilibrio - nonostante l' altalenante alternanza di diversi break da una parte e dall'altra - fino a poco più di metà set. Poi, uno splendido turno di servizio di Isadora Neroni (Ares) sembra segnare il destino della terza frazione a favore delle giocatrici di Talamonti, che prima recuperano il gap e poi si portano a +3 sul 20-17. L'Affittitalia riesce a conquistare infine il soffertissimo cambio palla ma si porta così in P4. Con l'attacco a due, le ragazze della Di Ventura si rifanno sotto e conquistano la parità, ma è l'Ares a poter giocare la prima palla set (24-23). Si procede così in un tormentato oscillare di colpi di scena - e di time-out -, le due squadre si affrontano a viso aperto, lottano, giocano, cercano in tutti i modi di agguantare la bramata vittoria; fino a che è l'Affittitalia ad avere la meglio, e ad apporre così un pesantissimo sigillo sul match intero.
Ci si chiede dunque a bordo campo, chissà se l'Ares subirà un crollo psicologico dopo le tribolate vicende appena vissute. Tutt'altro. Le rosse di Gianni Talamonti reagiscono alla grande, ed è anzi l'Affittitalia ad apparire remissiva, forse rilassata per l'impresa del terzo parziale. La squadra di casa riesce così immediatamente ad acquisire un notevole vantaggio (si parte sul 6-1 ma il décalage aumenterà ancora) e sembra voler gridare la propria voglia di portare la partita al quinto set; sembra altresì incanalare l'incontro proprio in questa direzione. Pian piano, però, con pazienza e costanza, passo dopo passo, le girls della Di Ventura cominciano a rosicchiare punti alle avversarie. Ci si volta verso il tabellone, la differenza fra l'una e l'altra squadra si affievolisce sempre di più, sempre di più. L'Ares forse comincia a innervosirsi, vedendo lentamente e inesorabilmente spegnersi il patrimonio appena conquistato; l'Affittitalia invece ci crede, e di nuovo, per la terza volta, costruisce colpo su colpo la propria impresa. Fino a che la situazione si capovolge, si arriva al sorpasso, e col sorpasso è veramente finita, l'Ares tenta un'ultima, disperata voce per poter rimanere viva, ma non c'è nulla da fare. E' 3-1 per l'Affittitalia, che si aggiudica così il primo, emozionante derby della stagione.






lunedì 2 novembre 2009

3 X 3 = 9

Per la terza volta consecutiva, l’Affittitalia torna a casa con tre punti in cassaforte: ad Appignano finisce 3-1 per i sambenedettesi (parziali 25-21, 20-25, 25-19, 25-19), che si confermano dunque al primo posto in classifica, a punteggio pieno, in compagnia di Pisa e Firenze, con una sola lunghezza di vantaggio su Jesi, vittoriosa a Siena solo al tie-break.

Molto equilibrato il primo set, che procede sui tortuosi sentieri della parità sino al 19-19. Qui, due muri di Zagaria, un contrattacco di Baldasseroni e un errore avversario segnano il break decisivo che conduce al 25-21 finale in favore degli ospiti.

Il secondo parziale sembra essere tutto in discesa per la formazione di Ciabattoni: si parte subito sul 5-1, poi il massimo vantaggio, 12-6. Ma è un’arma a doppio taglio: i rivieraschi si rilassano, cresce invece Appignano, forzando molto ed efficacemente il servizio (ottimo in questa fase Giavelli, proveniente proprio dal settore giovanile sambenedettese) e sfoderando una gran prestazione difensiva; la parità viene raggiunta sul 15-15, in casa Affittitalia sale un po' il nervosismo e aumentano gli errori (11 in questa frazione), ne approfittano i padroni di casa che infilano un parziale di 8-3 prima di chiudere i conti sul 25-20.

Il terzo set sembra procedere sulla falsariga delle fasi finali del precedente, è Appignano a condurre le danze sino al 10-6. Poi, S.Benedetto reagisce, tira fuori l’orgoglio e la tecnica, torna a giocare ad ottimi livelli, e piazza un 10-2 che taglia le gambe alla formazione guidata da Rosichini. I ragazzi di capitan Mancini (di nuovo stoicamente in campo nonostante i problemi alla spalla) procedono allora sul velluto sino al 24-16, prima di far proprio il set sul 25-19.

Il quarto parziale è forse il più lineare, con l’Affittitalia che incamera immediatamente diverse lunghezze di vantaggio (5-1, 10-4) e questa volta le mantiene con autorevolezza e senza alcun patema, controllando in ogni momento la partita anche grazie a una splendida prestazione in contrattacco (percentuale del set prossima al 60% nella quale spicca l’83% di Mancini con 5 palloni a terra). Finisce di nuovo 25-19 ed è 3-1 per S.Benedetto, che vince ancora in condizioni non facili (problemi fisici per Mancini, Serafini e Zagaria, Baldasseroni ristabilito ma via di recupero, Ubaldi indisponibile per l’infortunio di sabato scorso, Faraone assente per febbre) e contro un avversario coriaceo e valido che ha dato il massimo per poter ottenere un risultato positivo.

E adesso, subito al lavoro: sabato alle 18 giunge in riviera la Jumboffice Firenze


I tabellini

Paoloni Appignano – Affittitalia Samb 1-3 (21-25, 25-20, 19-25, 19-25)

Appignano: Belluccini 8, Sarpong 11, Piccinini 10, Gatto 1, Paccamiccio 9, Giavelli 19, Roganti (L); Bravi, Del Gobbo 1, Leoni; n.e. Padella. Battute sbagliate 11, ace 4, muri 7, errori punto totali 36; ricezione 57% (# 30%), attacco 43%

Affittitalia: Medori 1. Di Giacomo 6, Serafini 6, Mancini 14, Zagaria 14, Baldasseroni 18, Ciancio (L); n.e. Ricci, Ubaldi, Campagnani, Piccirillo. Battute sbagliate 8, ace 2, muri 6, errori punto totali 25; ricezione 67% (# 38%), attacco 44%



domenica 1 novembre 2009

Serie B2M, terza giornata

Risultati:

Offagna - Selci 3-1 (25-22, 25-20, 20-25, 25-22)
Siena - Jesi 2-3 1(18-25, 25-18, 25-16, 15-25, 12-15)
Bacci Campi - Firenze Volley 1-3 (25-21, 20-25, 24-26, 22-25)
Collemarino - Grosseto 0-3 (27-29, 21-25, 16-25)
Appignano - Affittitalia 1-3 (21-25, 25-20, 19-25, 19-25)
Jumboffice FI - Prato (25-20, 25-16, 29-25, 25-18)
Pisa - Castelferretti 3-0 (25-17, 25-18, 25-23)

Classifica

Pisa 9
Firenze Volley 9
Affittitalia 9
Jesi 8
Grosseto 7
Campi 4
Siena 4
Appignano 3
Jumboffice 3
Collemarino 3
Offagna 3
Selci 1
Prato 0
Castelferretti 0