Di nuovo glisso sul pranzo: giusto il tempo di ricordare il ritardo del gruppo messa che si perde per strada, ma di questo ho già detto. Il pasto è chiaramente molto più sobrio rispetto alla sera prima, classico pranzo d’atleta, veniamo comunque accolti con cordialità e ce ne andiamo soddisfatti. Si torna in albergo e lì, senza camere a disposizione, ci si riposa come si può. Io mi piazzo in solitaria nelle poltroncine della sala lettura - internet point, e leggiucchio un libro di Sepùlveda che trovo nella piccola biblioteca lì presente; la premiatissima, poco distante, giace nella Hall (beh, giace nel senso che si rilassa, si adagia...), Tonino si profonde nella risoluzione di alcuni cruciverba; molti dei giocatori scelgono i pulmini come luogo di relax, altri la sala tv. Si passa come si può il tempo a disposizione, poi, verso le 15.30, ci si avvia al campo da gioco. Stessa strada del mattino, minori sensazioni di pace: un po’ per l’orario, un po’ perché ora si pensa davvero alla partita.
Giungiamo al Palacus con largo anticipo, mancano circa due ore al match. Io e Zag Machine cerchiamo di raccapezzarci con le mille linee del campo; poi, tutti insieme, ci abbandoniamo sulle panchine dei corridoi come fossimo alla stazione ad aspettare qualche treno in ritardo. E forse lo stiamo davvero aspettando: è il treno dei nostri sogni di vittoria, quello che vorremmo ci portasse a mettere a frutto il lavoro svolto, a tornare da quella trasferta col sorriso sulle labbra.
Siamo davvero in anticipo.
Il campo è buio, deserto.
E’ in quel momento che, potentemente, sento per la prima volta l’attesa della partita.
Palpabile, ansante, pregna di quell’emozione tipica di un match veramente importante.
La sento nel silenzio dell’enormità della palestra. Nel suo silenzio, nella sua solitudine, nella sua penombra. Quel luogo sembra in quel momento una enorme bocca dormiente pronta a inghiottire, di lì a poco, tutti i suoni, le scintille, i moti di una eccezionale ribalta. E’ una sensazione fantastica, piena di sospensioni, di orgogliose incertezze, di fiera partecipazione.
Quella sensazione si ripeterà non molto dopo, al progressivo gremirsi degli spalti del Palacus. Un gremirsi visivo e acustico insieme, un brulicare di corpi, di teste, di colori, che salgono, scendono, che vanno indietro, avanti, e che sai che sono lì per il tuo stesso motivo, che hanno desideri di segno uguale e contrario rispetto ai tuoi. Centinaia di occhi pronti a osservare, di mani pronte ad applaudire, trombette, tamburi pronti a far echeggiare le proprie voci d’incoraggiamento per la squadra di casa. La squadra che non è la tua, sai che quelle centinaia di occhi saranno, per un paio d’ore, tuoi avversari, e però senti un rispetto, un senso di comunione nei loro confronti, difficile da spiegare.
Sono due immagini altamente contrastanti, eppure esprimono la stessa emozione, la stessa tensione, gli stessi desideri che senti vorticare nel petto, nel ventre, senza sosta.
Trovo con fatica una sistemazione idonea per PC, telecamera, stampante; intanto il riscaldamento non solo è iniziato, ma sta già per terminare. Le squadre, ben prima del fischio arbitrale, si portano già tutte sulla riga di bordo campo, segno che sono pronte, non solo, che hanno una gran voglia di entrare sul terreno di gioco e sfogare la propria determinazione, la propria voglia di vincere.
Si parte: e Pisa, per un po’, mette paura. I giallo-neri sembrano invasati, tengono bene la ricezione, murano, difendono, contrattaccano dappertutto, servono bene anche in salto. E guadagnano ben presto 4-5 punti di vantaggio.
Ma è solo l’inizio: giusto il tempo di registrarsi un pochino, di prendere le misure, di far valere tutto il nostro potenziale, ancora sopito come un drago addormentato in una caverna in mezzo alla neve. Poi, siamo noi a cominciare a sputar fuoco, e per Pisa sono dolori. In un battibaleno ribaltiamo il punteggio, i padroni di casa comunque tengon botta, non demordono. Dal 20 pari, sale in cattedra il grande Medori con due muri quasi consecutivi che valgono due break point praticamente decisivi; Mancio serve bene e manda in tilt la fallosa ricezione pisana; Baldasseroni, implacabile, chiude il set sul 25-22. Il primo passo è fatto, è nostro.
Si riparte, e di nuovo è Pisa a comandare. Di nuovo 8-4 al primo tecnico. Ma si ripete la melodia del primo set, non ci mettiamo molto a controbattere, l’impatto arriva sul 13-13. Poi, le Parche tessono il lungo filo dell’equilibrio che dura fino al 21, dopodiché Piccinetti sbaglia la pipe, e il Mancio, su palla contestata dai padroni di casa, gioca sulle mani alte e, come avrebbe fatto Atropo, recide definitivamente quel filo, Pisa soccombe nuovamente, 23-25.
Il terzo parziale inizia con una tegola: Di Giacomo, in un contrasto a muro, si infortuna piuttosto gravemente, e deve lasciare il posto a Uba-Uba. Molto bello il gesto di tutto il pubblico, che richiama all’unisono a gran voce l’attenzione degli arbitri che non si erano avveduti del nostro giocatore a terra.
Il nostro beacher entra bene in partita con alcuni attacchi poderosi. E questa volta partiamo meglio.
Poi, due episodi in qualche modo di segno opposto.
Il primo: sul 9 pari, la rete, così, senza alcun intervento di nessuno, a gioco fermo, senza che nessuno la sfiori, crolla. Salta probabilmente un gancio, e la partita si interrompe. Sono sicuro, molti staranno pensando “ora perdiamo 3-2”. Per fortuna, il problema viene risolto e il match riprende senza una eccessiva interruzione.
Subito dopo, alla prima azione nostra di cambio palla, il secondo aneddoto: la ricezione è negativa, Medori si tuffa, palla sui 5 metri circa, P1. Baldasseroni da posto 4 (anzi 7) cadendo all’indietro tira lo stesso l’attacco. La sfera cozza sul nastro, vi si arrampica, vi indugia sopra, sembra come riflettere; poi (e qualcuno riconoscerà queste parole) un qualche istinto la porta a cadere nel campo pisano, imprendibile. E’ forse il Fato che la consiglia, fatto sta che in quel momento qualcosa ci dice che sì, le cose girano nel verso giusto, qualcosa ci dice che quella sera la sorte è con noi (con Giacinto un po’ meno…), che quella sera probabilmente faremo festa. Sic volvere Parcas.
Tentiamo allora l’allungo, e si va sul 18-14 a nostro favore. Forse, abbiamo ipotecato l’incontro.
Macché. Pisa non ci sta, i suoi tifosi l’acclamano, la sostengono fino alla fine, sempre con la massima correttezza, con entusiasmo, con passione. E, tutti insieme, guadagnano prima il pareggio, poi addirittura il sorpasso.
Qui, un nostro nuovo capolavoro.
Un capolavoro di personalità, prima di tutto. Di fiducia, di esperienza, di consapevolezza delle proprie possibilità. E, ovviamente, di tecnica (fondamentale) e di tattica.
Senza scomporsi, in un ambiente infuocato, i ragazzi conquistano immediatamente il cambio palla (21-21), poi Pisa sbaglia l’attacco successivo, poi Mancio serve salto-float e fa ace. 23-21 per noi, e ora per i padroni di casa sono guai. Si va 24-22, accendo la fotocamera e vado con la telecronaca filmata di un possibile trionfo; Serafo sbaglia la battuta, continuo imperterrito a riprendere e commentare, Baldasseroni poi sigilla con un mani-out la meritata, secca vittoria: è 3-0, signori, è un lungo grido, un messaggio preciso, è, come dirà Ermando nell’intervista del dopopartita, una bella “spallata al campionato”. La gioia può esplodere, siamo a +5 anche se abbiamo tante inseguitrici più vicine, oggi però abbiamo compiuto una impresa, ce l’abbiamo fatta, abbiamo scelto e abbiamo scelto bene, in tutti i momenti della nostra avventura, a cominciare dalla partenza il sabato, eravamo più freschi e lo si vedeva; abbiamo dimostrato compattezza, freddezza, solidità, equilibrio, determinazione; abbiamo messo una pietra importante sul nostro cammino, una, sì, sempre e pur sempre una, che ovviamente non basterà a costruire la nostra Cattedrale di vittoria, la vittoria di un campionato che tutti vogliamo conquistare. Non basterà; ma sappiamo che, anche per la più imponente delle costruzioni, ogni pietra è indispensabile: questa, deve costituire un decisivo punto di partenza, deve concludere quelle fondamenta che abbiamo iniziato a edificare in questo inizio di campionato, e sulle quali ora dobbiamo proseguire ad innalzare i nostri sogni.